Danni per milioni di euro Sarà stato di calamità
Distrutti raccolti di pere, uva, soia e granoturco. Molte aziende in ginocchio Le associazioni già al lavoro per chiedere il riconoscimento dell’emergenza
All’indomani della grandinata violentissima che, insieme a raffiche di vento altrettanto potenti, ha devastato edifici, frutteti e vigneti nella Bassa, arriva il momento dell’amara conta dei danni. Nel giro di una manciata di minuti il lavoro di un anno è stato azzerato. Pere e mele sono i frutteti più colpiti con danni che superano il 60%, ma il maltempo si è avventato anche su vigneti, soia e granoturco. Sotto la grandine sono finiti Concordia, San Possidonio, Mirandola, Massa Finalese, Finale, San Felice, Camposanto, Novi e Sorbara. La Regione, intanto, fa sapere che la stima dei danni e la delimitazione delle aree colpite costituiscono le azioni necessarie per «attivare lo stato di calamità - spiega l’assessore regionale all’agricoltura Simona Caselli - e tutti gli istituti possibili a sostegno degli agricoltori». Stato di calamità che chiede Coldiretti, a fronte dei milioni di danni, tra mancati raccolti e danni alle strutture. E la Lega nord, tramite il capogruppo in Regione Alan Fabbri domanda la no tax area, dato che molti dei territori colpiti rientrano nel “cratere” sismico. «Abbiamo, anzi, avevamo due ettari di soia - spiegano Bruno e Michele Ragazzi dell’omonima azienda agricola di via Vallicella, nel finalese - Si sono aperti tutti i chicchi e per la soia non siamo assicurati… Pensare che avevamo irrigato due volte il raccolto perché non pioveva mai. E sul fronte terremoto, mentre altri hanno già ottenuto i contributi noi siamo costretti ad arrangiarci con strutture d’emergenza». Anche Ilde Poletti dell’azienda agricola Veronesi Giuliano di via Bamotto parla di danni gravissimi all’uva. Antonio Maccaferri, dell’omonima azienda agricola di via Valicella 6, fa notare come «la gradazione alcolica dell’uva sia completamente azzerata dopo la grandinata - aggiunge Maccaferri - il Trebbiano e l’Albana non si potranno più ottenere perché l’uva nera è distrutta e così l’uva bianca. E non ho assicurazione». Giuseppe Borgato, viticoltore, conferma i danni gravissimi alla coltivazione d’uva. Così come Gianfranco Bonetti ribadisce anche i disagi del dopo sisma. «Nel mio container l’acqua si è infiltrata» commenta. Gli enormi chicchi di grandine si sono abbattuti anche sulle strutture pubbliche finalesi del dopo sisma. La palestra di viale della Rinascita e il polo della sicurezza non hanno retto ai colpi delle intemperie e si sono verificate infiltrazioni e l’ex scuola elementare di via Montegrappa si è parzialmente scoperchiata. In centro è crollato, in parte, un cantiere e in viale Frassoni sono caduti due alberi su una cancellata, uno di fianco all’altro: da tempo i residenti avevano segnalato criticità su queste due piante. Ieri mattina, poi, i cassonetti debordavano a seguito del fogliame ripulito e buttato: i cittadini hanno chiesto a gran voce di poter conferire il pattume direttamente all’isola ecologica che, al contrario, era chiusa. Danni anche alle imprese, come a quella vivaistica di Luca Benassi, Luca Garden.
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