Motorini per due a 16 anni a Modena prevale il “no”
Piacentini: «Un provvedimento che contrasta con il Codice e che toglie sicurezza» Molti pareri contrari sia da genitori che da ragazzi. Ma c’è anche chi è favorevole
È uno degli argomenti che tiene maggiormente banco nelle conversazioni quotidiane tra figli adolescenti e genitori. Stiamo parlando della nuova legge che permetterà ai sedicenni in possesso di un cinquantino o di un centoventicinque di poter viaggiare assieme a un altro passeggero. L'unico vincolo posto al giovane guidatore è rappresentato dall'età di quest'ultimo, che non deve essere inferiore ai cinque anni. «Uno dei primi articoli del codice della strada inneggia alla sicurezza e non mi sembra che questo provvedimento ne aggiunga, semmai la toglie - afferma Franco Piacentini, presidente dell'Associazione italiana familiari vittime della strada, che poi prosegue - non penso che un sedicenne sia più pericoloso di un ottantenne, perché magari quest'ultimo può avere malori. Però è certo che il giovane ha poca esperienza, in più c'è il problema di chi si assume la responsabilità di un eventuale incidente».
Alla domanda se sia giusta o meno l'età minima del passeggero stabilita, Piacentini conclude: «Non darei da tenere a un adolescente nemmeno un bambino che di anni ne ha sei o sette». Sentito il parere del presidente dell'associazione, non potevano certo mancare i pensieri delle altre parti in causa: figli adolescenti e genitori. Partiamo con Franco, diciassette anni, residente a Modena: «Questa novità va da un certo punto di vista verso il modello americano di società giovanile, la quale tende a dare responsabilità ai ragazzi prima rispetto all’Italia. Credo però sia una di quelle leggi che di fatto porteranno maggiormente alla luce il problema dello sballo dei ragazzi e mi aspetto dunque che a distanza di qualche mese dall'entrata in vigore della norma, i vari casi di minorenni in due su un motorino che andranno a fare un incidente metterà in luce un problema sociale ancor prima che stradale, quale appunto lo sballo dei giovani».
Clarissa, sedici anni: «Io sono assolutamente contraria, perché a soli sedici anni un ragazzo non è in grado di assumersi tali responsabilità e poi lo trovo incoerente, anche perché un neopatentato, che non ha ancora preso la patente ma solo il foglio rosa, può guidare solo con la persona affianco con almeno dieci anni di guida e non può caricare nessuno, mentre un giovane minorenne col motorino ha la possibilità di farlo non avendo per forza di cose la maturità necessaria».
Giovanni e Giorgio, rispettivamente sedici e diciotto anni. Parte il primo: «Non sono d'accordo con questa modifica. I sedicenni sono troppo piccoli per assumersi certe responsabilità, aumenteranno certamente gli incidenti, visto che poi magari vanno in due in discoteca, bevono di tutto e al ritorno finisce male…».
Diverso il parere di Giorgio: «Secondo me come normativa è giusta. Se uno è ritenuto dallo Stato abbastanza maturo per poter guidare un motorino, è in grado di guidarlo anche con l'aggiunta di un'altra persona, di un passeggero. Posso capire bene anche il punto di vista delle persone contrarie, perché si parla sempre di ragazzi giovani con poca esperienza alla guida, ma, a mio avviso, questo è un fatto secondario, visto che quando sei sulla strada gli incidenti possono capitare a un sedicenne come a un sessantenne, cinquantenne o quarantenne. Tuttora che prendi il patentino sei perfettamente in grado di guidare un motorino e quindi altrettanto in grado di portare qualcuno con te».
La madre di Giorgio non è d'accordo col figlio e la pensa come Giovanni e Clarissa: «Un ragazzo di sedici anni non è abbastanza maturo da potersi permettere il lusso e anche la responsabilità di un'altra vita di un giovane, figuriamoci se quest'ultimo ha poi cinque o sei anni». Sentiamo infine il parere di Enrico, padre di un altro ragazzo sedicenne: «Non è un problema collegato al limite dell'età, ma alla cultura che c'è dietro. Il limite può essere ragionevole se viene fatto un percorso di consapevolezza, sia a livello stradale che del senso di responsabilità».
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