Poliambulatorio indagato per truffa con un primario
Secondo i Nas il capo di Radiologia a Imola utilizzava personale a lui sottoposto per analizzare risonanze della clinica privata. Le accuse: concussione e peculato
Un poliambulatorio modenese rientra tra le quattro cliniche emiliane indagate per il caso del primario radiologo di Imola che usava personale e strutture sanitarie pubbliche per analizzare dati di pazienti privati di quei centri.
Il pm bolognese Claudio Santangelo e i Nas stanno ricostruendo gli stretti collegamenti del primario con un poliambulatorio della provincia di Modena che svolgeva analisi a pazienti privati ma poi affidava i dati al primario, dottor Guido Ferrari, per valutarli utilizzando strumenti e persone personale del Servizio sanitario regionale.
Oltre a Modena, nell’indagine sono coinvolti un ambulatorio di Ferrara e due della provincia di Bologna.
Le strutture cliniche private sono ora accusate di aver concorso ai reati contestati al dottor Ferrari, da pochi giorni interdetto dall’incarico per un anno: peculato, falso, concussione e truffa.
Secondo il pm e i carabinieri, tra il 2003 e il 2012 il primario imolese aveva creato una rete occulta con le cliniche private per fornire il suo servizio non come attività “intramoenia” o privata ma proprio durante le ore di lavoro nell’ambito di un’attività che svolgeva in esclusiva con la Regione Emilia-Romagna: quella di primario ospedaliero.
I poliambulatori - compreso quello modenese - affidavano proprio al radiologo i dischetti delle risonanze magnetiche, le radiografie e altre diagnosi che lui leggeva e analizzava utilizzando personale ospedaliero e collaboratori, in tutto sette persone. Invece di svolgere attività per il loro ospedale in veste pubblica, secondo l’accusa lavoravano privatamente ma in modo del tutto occulto.
Tanto che la Procura sostiene che il dottor Ferrari si faceva pagare dal poliambulatorio modenese, come dagli altri tre, con contratti di consulenza che queste cliniche intestavano a giovani parenti o agli anziani genitori del medico, due ultraottantenni (anche per decorazione di interni...). Il pagamento avveniva tramite consegna di assegni da riscuotere in banca.
L’inchiesta è diventata di pubblico dominio già nel 2012, ma poi è proseguita fino a oggi concentrandosi sui rapporti con il poliambulatorio della nostra provincia e gli altri considerando il radiologo di Imola come un medico che usava il reparto ospedaliero come una sorta di studio professionale privato. Nel nuovo filone di indagine emerso adesso - dopo l’interdizione del primario decretata dal giudice il 20 agosto - i carabinieri dei Nas hanno focalizzato l’attenzione sui veri committenti del medico, i poliambulatori. L’analisi delle presenze di Ferrari in ospedale indicava poi un’attività che potrebbe aver danneggiato l’attività dell’intero staff da lui diretto.
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