Un pulmino della polizia per informare i pakistani
A bordo del mezzo offerto da Seta addetti dell’ufficio stranieri e medici volontari Spiegheranno loro l’opportunità del trasferimento a Bologna. Ieri il primo invio
«Rastrellamento? È un termine terribile e non dovrebbe essere usato riferendoci alla vicenda dei profughi pakistani. La macchina messa in moto dalla Prefettura, che ha trovato prontissimi e collaborativi non solo la questura ma anche l’amministrazione comunale e le associazioni di volontariato ( Porta Aperta) ha funzionato e funziona perfettamente: non appena sono stati avvistati, fermati ed identificati i primi pakistani nella nostra città ci siamo mossi affinché si arrivasse ad una soluzione per garantire loro assistenza e sistemazione. Il Comune non ha più posti nel programma Sprar, quello per i rifugiati politici: ecco allora che, grazie ad un accordo con la prefettura di Bologna, questi profughi verranno inseriti nelle procedure d’accoglienza previste per i migranti arrivati in Italia via nave». Il prefetto Michele Di Bari fa il punto sulla situazione dei nuovi migranti, da qualche tempo di casa sulle tribune del Novi Sad, vicino al cimitero di San Cataldo, in fila giorno e sera presso Porta Aperta. Almeno tre casi di scabbia, isolati ne sotto cura, documenti con le richieste di asilo politico pressoché in tasca a tutti. Quanti sono ? L’altro giorno erano 68. Ora ci sono voci che sia partito un tam tam e che i numeri siano destinati a salire. Ma intanto per i “pakistani modenesi” si preannuncia un altro breve viaggetto, da Modena a Bologna, dove, una volta arrivati al centro prima accoglienza, saranno controllati e poi troveranno sistemazione nel territorio emiliano. Bene, questa è la storia sulla carta. Sulla strada però come funziona? Cioè chi “raduna” questi cittadini? Chi li informa della possibilità che hanno di andare a Bologna? Chi li porterà e come? Il Siulp era stato chiaro: la polizia non effettua rastrellamenti, si tratta di liberi cittadini e la polizia interviene se ci sono problemi di reati o di illegalità. I mezzi della polizia non possono portare persone infette o malate. Non si tratta di retate, bisogna che a loro parlino operatori socio-assistenziali».
Il prefetto, che ieri ha incontrato il questore afferma: «È in atto una campagna informativa». E il questore Giuseppe Garramone chiarisce: «Ci siamo dotati di un mezzo privato fornito da Seta, un pulmino e con questo faremo il giro dei posti dove solitamente queste persone si ritrovano. Presso Porta Aperta in particolare. Sul pulmino ci sono i nostri operatori dell'ufficio immigrazione, mediatori sociali, interpreti. In più ci saranno alcuni medici dell’Ausl per controllare le condizioni delle persone. Ai migranti verrà spiegata la soluzione bolognese venendo incontro così alle loro richieste. Dopodiché si prenderanno accordi per il trasporto di piccoli gruppi, un poco alla volta». E già ieri pomeriggio un piccolo “contingente” di pakistani è partito alla volta di Bologna: 4 persone. Prima di partire, per loro un passaggio a Baggiovara, per una visita di controllo.
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