Carlo Giovanardi poeta: una "zirudella" per l'accoglienza degli stranieri
il senatore modenese si cimenta con metrica e rime per "insegnare" al leghista Matteo Salvini un po' di storia...
MODENA. Carlo Giovanardi ultima versione: poeta. Un’insolita veste per un senatore Ncd battagliero, spesso al centro di polemiche e velenosi scontri tv. Eppure il politico modenese sfoggia vena poetica, per lo meno si sforza di rispettare metrica e rime in una “zirudella”, componimento della tradizione popolare sia bolognese che modenese. E come nella miglior tradizione delle “zirudelle”, il tema è di stretta attualità: l’immigrazione e la questione dell’accoglienza dei profughi e della loro integrazione.
Giovanardi polemizza con Matteo Salvini, leader della Lega Nord. E’ lo stesso senatore a spiegare “l’origine” di questa sua poesia: “Nel 568 dopo Cristo,l'Italia venne invasa da un popolo barbaro che gli altri popoli barbari disprezzavano considerandolo particolarmente "selvaggio". Ricordo quante volte, scherzando con l'amico Umberto Bossi, lo provocavo sulla civiltà dello "strunz", il nome che i suoi antenati davano allo sterco di cavallo. Ma quel popolo, i Longobardi, hanno dato il nome a quella che oggi è considerata una delle regioni italiane più civili, prospere e ordinate: la Lombardia".
"Con questa Zirudella – prosegue il senatore - ricordo al lombardo Matteo Salvini che esiste soltanto una ricetta per risolvere il problema della nuova ondata immigratoria: fare quello che il mondo latino e cristiano fece con i longobardi trasformandoli nei lombardi di oggi. Su questo bisogna essere inflessibili: chi vuole vivere in Italia deve parlare l'italiano, rispettare la nostra Costituzione, accettare la parità fra uomo e donna e se vuole diventare cittadino, sappia che dovrà essere un suo sacro dovere difendere la Patria cioè l'Italia, e pur professando la sua fede ricordare che i principi di tolleranza, solidarietà, non violenza del cristianesimo sono costitutivi della nostra storia e della nostra cultura”.
Fatta la premessa, ecco la prova poetica del senatore Ncd Carlo Giovanardi, intitolata “568 D.C. La civiltà dello Strunz”.
“Giulio Cesare sconosciuto
Giustiniano deceduto
Santi Ambrogio e Geminiano
mai un momento avuti a mano
MA SALVIN LA DICE BELLA
TIC, E TAC LA ZIRUDELLA
Con i Barbari ai confini
tremano i Latini
Unni Vandali Alemanni
tutti fanno grandi danni
MA SALVIN LA DICE BELLA
TIC, E TAC LA ZIRUDELLA
Finito già l'impero
caduto come un pero
cantava triste il bardo
il peggiore è il longobardo
MA SALVIN LA DICE BELLA
TIC, E TAC LA ZIRUDELLA
Senza visto di soggiorno
nè saluti nè buongiorno
son venuti a casa nostra
e più scesi dalla giostra
MA SALVIN LA DICE BELLA
TIC, E TAC LA ZIRUDELLA
Di tal nobile lignaggio
nel lor aulico linguaggio
lo sterco nella stalla
è lo strunz della cavalla
MA SALVIN LA DICE BELLA
TIC, E TAC LA ZIRUDELLA
l'invasore, mamma mia
oggi è la Lombardia
brutti sporchi cattivi
ora son probi ed attivi
MA SALVIN LA DICE BELLA
TIC, E TAC LA ZIRUDELLA
per non farci troppo male
presto detta la morale:
è pensare da cristiano
con chi viene da lontano
MA SALVIN LA DICE BELLA
TIC, E TAC LA ZIRUDELLA”
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