Elisa Fangareggi di Time4Life di Modena e l'esodo siriano: «Troppi lucrano su questi rifugiati»
La modenese Elisa Fangareggi presidente dell'associazione umanitariaTime4Life: «Quello siriano è un esodo di sopravvivenza. Bene l’accoglienza ma gli aiuti alimentano le speculazioni e le mafie. Vanno aiutati nella loro patria»
MODENA «Ho una precisa opinione sulla questione dei profughi siriani: vanno aiutato nella loro patria. È difficile, lo so, perché c’è la guerra e loro stessi spesso non si fanno aiutare. Poi si è creata una macchina parassitaria attorno a questi civili che vivono in condizioni disperate. Ma andrò avanti. A fine mese e in novembre tornerò là dopo un anno di assenza». Pochi in Italia hanno titolo a parlare della crisi siriana come la modenese Elisa Fangareggi, presidente di Time4Life. Da anni fa la spola con i campi profughi al confine turco e conosce di prima mano la situazione. Non nasconde un pessimismo di fondo, per questa tragedia del Medio Oriente che è “tornata di moda”, come dice, solo perché loro sono venuti qua. Ma apre anche un velo su una macchina “umanitaria” che sfrutta i civili in fuga per puri scopi di lucro e di potere.
«Sono tornati di moda – spiega Elisa – quando da un anno e mezzo nessuno se ne interessava più. Perché? Perché prima scappavano in Turchia, il Libano o in Giordania. Ora sono qui in Europa».
È un fiume umano inarrestabile, una diàspora.
«Forse un esodo. Questa estate li ho visti sbarcare a Kos, in Grecia. Sono appena tornata da un viaggio a Lampedusa e le autorità mi hanno spiegato che ne arrivano tantissimi anche via Libia con i barconi. Le previsioni parlano di altri 15 anni di fughe di massa. Così la Siria si svuoterà».
Perché adesso in Europa?
«Sanno bene che accoglienza trovano. Finora erano rimasti in villaggi di confine dove si ammassavano. Ma si è arrivati a un punto in cui si dovevano spostare. Devono mettersi in movimento per sopravvivere. In quei villaggi non si può garantire la vita di tutti. L’altro aspetto è che hanno gli smart phone. I primi che arrivano qui fanno foto e in patria le vedono. Così si mette in moto un altro esodo. Infine, ci sono quelli che dall'Egitto vanno in Libia e sono salvati sulle barche in acque internazionali».
Un esodo mai visto in Europa dal 1945.
«E continuerà. A Kilis, dove operiamo noi di Time4Life assistendo 200 famiglie, non riescono più a vivere nei garage e negli scantinati. Lì in un trilocale ci vivono 50 persone. I proprietari sanno che quell'alloggio di fortuna sarà distrutto e quindi fa pagare il più possibile. La guerra civile alimenta nuovi arrivi e quindi si formano masse di profughi che partono oltre la Turchia».
E da noi cosa succede?
«Questo è un aspetto sgradevole ma che va fatto conoscere. Da noi ci sono ormai vasti gruppi di interesse intorno ai profughi siriani. Non parlo solo degli scafisti e delle tratte di migranti, ma anche di sistemi mafiosi in Italia che si basano sugli appalti. Se si recuperano corpi di morti in mare, c'è già chi fornisce le bare. Sono tante, quindi tanti soldi. Nessuno controlla quei costi, quegli appalti. Se un profugo costa 40 euro al giorno quando a lui resta poi solo un euro e mezzo di “pocket money”, per una famiglia di padre madre e due figli si stanziano 4500 euro al mese. È chiaro che qualcosa non funziona. A chi vanno tutti quei soldi? Quanto viene realmente speso per il loro fabbisogno tenendo conto del contributo che dà già la Caritas? Quante cooperative sociali stanno nascendo intorno ai profughi? E quanto sarà alimentata l’accoglienza per creare “lavoro”?»
Sono parole amare.
«Sì, è così. È un anno esatto che non vado in Siria perché ho avuto minacce pensanti. Ci tornerò il 30 ottobre. Ma anche il terreno del nostro intervento è difficile. Anche i campi sono controllati da eserciti e milizie che taglieggiano, chiedono tangenti sugli aiuti. Non pagare, come ho fatto, è molto pericoloso. Abbiamo lasciato un campo e oggi siamo solo a Kilis dove seguiamo 200 famiglie. Si creano anche teatrini ad arte quando si distribuiscono aiuti dai camion. Si finisceper scoprire che le donne “beneficiate” sono le moglie dei soldati... Per questo sono contraria alla falsa coscienza di chi tra noi crede che basti donare vestiti vecchi, tanto a qualcuno arriveranno. Non funziona così».
E come fa Time4Life?
«Abbiamo contributori che aiutano a comperare “pacchi”, cioè confezioni standard, con alimentari e oggetti acquistati sul posto e li consegnano a singole vittime civili che poi monitoriamo. È l'unico modo per aiutarli davvero».
E i siriani?
«Se vengono qui, difficilmente torneranno in Patria. E comunque è un popolo chiuso, diffidente, con un forte senso dell'individualismo. Quando vado in Nicaragua o in Tibet è una passeggiata: i rapporti sono distesi. Con i sirani non c'è collaborazione collettiva».
Ora è stata a Lampedusa.
«Ho parlato con magistrati antimafia, con i vigili del fuoco, la guardia costiera della marina, la finanza. Ho incontrato Claudio Baglioni che ospita profughi. Stanno facendo un grande lavoro. Gli isolani sono in prima linea per soccorrere. Oggi Lampedusa non è più un'emergenza. I profughi restano in transito solo un giorno. Ma vedere quei barconi e sapere che portavano gente che è morta è straziante. Ho letto una scritta fatta con le unghie: “Save Us”».
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