Il vetro mirandolese va in sala operatoria
La storica ditta Paltrinieri: dalla falegnameria alle camere bianche del biomedicale e all’endoscopia
MIRANDOLA. Vetro usato come arredo urbano ad abbellire le piazze moderne, nelle sale operatorie degli ospedali più importanti al mondo, nelle camere sterili del biomedicale di cui la Bassa è capitale europea, anche per le forniture alle aziende di settore. Vetro inteso come luce, quindi vita. Vita delle case, delle comunità, dei luoghi di cura e di lavoro... Quanta strada che ha fatto un materiale oggi considerato nobile e più salutare e duraturo di plastica e derivati vari.
Ad accompagnare questa avvenuta imprenditoriale del vetro, da quasi 60 anni, è una famiglia di Mirandola. Una delle poche dove ad una generazione di pionieri, in questo caso Giuseppe e Mario Paltrinieri, ne sta seguendo un altra, quella di Marco e Matteo, i figli di Mario: «Cominciammo con il mio compianto fratello negli anni Cinquanta - ricorda lo stesso Mario - quasi per caso. Io avevo 15 anni, facevamo i falegnami. Un collega in difficoltà ci chiese di farci carico della dotazione di vetri alle finestre di un cliente, e dalì siamo partiti...». Da allora la vetreria Paltrinieri di Mirandola di strada ne ha fatta, passando dalla bottega in via Milazzo ad altre due sedi, l’ultima delle quali, dal 1986, in viale Gramsci. E decidendo di resistere anche alla tragedia del terremoto. «Si può immaginare una vetreria colpita da un terremoto - sottolinea Mario - Ci è caduto un capannone da 1.000 metri, non so come abbiamo trovato la forza di non arrenderci ma, grazie a tanti, tanti fornitori e clienti, dopo pochi mesi eravamo operativi». E alla volontà di Mario, della moglie Bruna e dei loro figli che dal 1992 affiancano il padre nell’avventura.
«La svolta - spiega Marco - è stata la legge 626, che ha imposto nelle aziende condizioni di lavoro più salubri. Per noi ha significato più luce, quindi più lavoro...». La seconda svolta è arrivata dalle macchine a controllo numerico. Così oggi i Paltrinieri sono in grado di produrre specchietti per l’endoscopia («parliamo di vetri di pochi millimetri, che hanno un valore e una importanza rilevante»), e soprattutto si fanno carico della predisposizione delle camere bianche del biomedicale, che vendono in tutto il mondo. «Anche in questo caso grazie all’accordo con l’allora Berni e Cavallini, che realizzava impianti per la sterilizzazione e ci cedette il primo macchinario per questo tipo di lavorazione».
L’ultima frontiera sono i vetri decorati per le sale operatorie, o i pali dell’illuminazione in vetro. «Senza dimenticare gli arredi interni e la collaborazione con gli scalifici, persino i crest per gli stemmi araldici», mostrano padre e figli, al vertice di una azienda di una quindicina di dipendenti. E soprattutto con una forte motivazione: «Quella che il vetro esprime e valorizza la vita, ed è un materiale ecologico: glass is life!».
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