Gazzetta di Modena

Modena

«Niente sicurezza, rifiuti e bivacchi dai Giudici di Pace»

di Saverio Cioce
«Niente sicurezza, rifiuti e bivacchi dai Giudici di Pace»

Lettera di protesta dei dipendenti degli uffici giudiziari «Tribunale e Procura vigilati dall’esercito, noi sempre soli»

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«Ci sentiamo tutti in pericolo e, quel che forse è peggio, trattati da dipendenti di serie B. Contrariamente alla Procura e al Tribunale, uffici sorvegliati 24 ore al giorno dall’esercito, questi uffici giudiziari sono da sempre completamente incustoditi e abbandonati al più assoluto degrado, con persone che bivaccano sui gradini e non di rado anche dentro i locali».

È questo il cuore della lettera, sottoscritta da tutti i dipendenti dell’ufficio dei Giudici di Pace di via S.Pietro assieme ai colleghi del Giudice di Sorveglianza, e inviata al presidente del Tribunale di Modena Vittorio Zalichelli, al sindaco Muzzarelli e al presidente della Corte d’Appello, Pierleone Tochessati.

Un grido di dolore che parte, come sottolineato dall’unanimità delle firme, da difficoltà quotidiane. «Anche questa mattina - continuano nella lettera i funzionari degli uffici di giustizia - come molte altre mattine abbiamo trovato davanti all’ingresso degli uffici rifiuti di vario tipo per effetto dei bivacchi di chi si ferma sui gradini. Quando qualche coraggioso di noi li invita a non sostare e a permettere un libero accesso all’edificio, la reazione che si riceve sono solo insulti. In qualsiasi lingua. E in taluni casi la loro protesta è arrivata sino al punto di orinare direttamente contro i muri».

La questione dei bivacchi, oltre che della sporcizia, non è marginale per uffici che ogni anno vedono l’avvicendarsi di migliaia di persone. Tenuto conto che, dopo l’accorpamento con gli altri giudici di pace della provincia, dalla sede di via S.Pietro passano tutte le cause minori, i conti sono presto fatti. Solo per quelle civili siamo a oltre 6000 all’anno, per quelle civili attorno a 2000.

In totale 8 mila vertenze con relativo apparato di avvocati, testimoni, impiegati degli studi professionali, denuncianti e denunciati.

La sede dell’ex convento benedettino diventata scuola media per decenni prima di essere riconvertita in sede di uffici giudiziari, finisce per diventare una bolgia a dispetto della buona volontà di chi ci lavora.

Con tutte le conseguenze del caso, come la presenza di persone esagitate o esasperate che danno in escandescenze: ma non c’è mai nessuna divisa presente a calmare gli animi.

Ed è questo il punto più dolente della vicenda, su cui gli impiegati e le impiegate puntano il dito.

«Chiunque può entrare indisturbato - conclude la lettera - nelle ore in cui gli uffici sono aperti.Quindi accesso libero anche per squilibrati e malintenzionati, com’è successo più volte. Nessuno controlla gli accessi e filtra l’utenza e in caso di necessità non disponiamo di alcun presidio di sicurezza».

Un grido di dolore, quello dei dipendenti degli uffici giudiziari di via S.Pietro, che arriva dopo anni di segnalazioni e appelli inutili in via gerarchica. «Siamo stanchi di vedere ignorate le nostre richieste di attenzione su un problema noto a tutti» scrivono di loro pugno, per sottolineare la volontà di trovare dei rimedi e non polemiche inutili.

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