Il medico dopo la rapina: «Un'ora e mezza con la pistola puntata alla tempia»
Lo sfogo del dottor Bianchi: «Siamo tutti vittime del buonismo Non si può restare in balia dei banditi dentro la propria casa, non è libertà»
MODENA «Non se ne può più, stiamo pagando tutti questo buonismo che ha portato nella nostra città quella che ormai è una invasione. Come di fa a vivere circondati? Come si fa a continuare a sopportare questo stato di cose? È ora di dire basta, la stessa polizia ammette che per quanto si facciano gli arresti questa gente è sempre fuori e dopo due minuti è già in azione a delinquere. E colpa di certe politiche buoniste, ma la musica deve cambiare. Questo è ciò che voglio dire alla città. Io abito pressoché in centro, questa è Modena, la mia città. Mi sono entrati in casa alle nove di sera, armati. Sono stato per un’ora e mezza con la pistola puntata alla tempia, con questi banditi, uno campano e un altro dell’Est, il primo esagitato l’altro a cui invece tremava la mano. Poteva succedere di tutto. Sono ancora vivo.»
Luigi Bianchi è provato, stanco, amareggiato, disilluso e arrabbiato. «Non è possibile rimanere in mano dei banditi mentre si è in casa, con anche l’allarme. Allora non c’è più libertà per nessuno».
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E racconta. «Erano le 20.56. Lo so perché a quell’ora ho ricevuto un messaggio da una mia paziente. Ero in cucina e mi sono sentito prendere per ilo collo, per bloccarmi la testa iniziando a spingermi verso terra. Ho pensato che fosse mio figlio che mi faceva uno scherzo. ma non era così. Sono entrati dal retro, scavalcando e poi, una volta in giardino nella zona dei box auto, hanno trovato la porta socchiusa del pian terreno, quella di servizio. E così sono entrati senza fare rumore.».
IMBAVAGLIATO CON LA CINTURA «Mi hanno preso, sbattuto per terra – spiega il dottor Luigi - imbavagliato con la cintura e mi fa ancora male la bocca. Poi me l’hanno tolta per farmi parlare, per spiegare loro dove fosse la roba di valore. Volevo che andassero via, che l’incubo finisse e con la pistola alla tempia ho detto subito dove erano gli orologi e quel contante che avevo in casa. ma loro insistevano. Mi hanno portato su e giù per la casa, legandomi e slegandomi all’occorrenza, cercavano una cassaforte e io ho dovuto spiegare e rispiegare che non c’era. Si innervosivano, giravano, si agitavano ma intanto frugavano e ci tenevano ben stretti. Ho provato a dire loro che era meglio che andassero via perché, essendo medico ho la reperibilità e qualcuno, dall’ospedale oppure un paziente, si potrebbe insospettire se chiamando non rispondessi. Ma a loro evidentemente non fregava niente . Poi finalmente se ne sono andati. La governante è riuscita a liberarsi prima di me, l’avevano legata male con il grembiule. E così ho dato l’allarme. Ribadisco: non si può andare avanti così, questo è uno schifo che purtroppo ci è stato imposto, il buonismo ha favorito questa delinquenza dilagante». (s.to)
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