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White list, iscrizioni lente: 2300 su oltre 5000 istanze

White list, iscrizioni lente: 2300 su oltre 5000 istanze

La prefettura fa il punto delle ammissioni delle ditte nell’elenco “antimafia” a distanza di tre anni e mezzo dal sisma. E poi c’è la questione dei rinnovi

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Duemilatrecento aziende ammesse alla White List, su oltre 5mila. Meno della metà, a tre anni e mezzo dai terremoti del 2012. Numeri che mostrano tutte le difficoltà di questo sistema di controllo delle aziende, per escluderne - sulla carta - irregolarità criminali. Numeri che tuttavia impegnano la prefettura e le forze dell’ordine nella raccolta di informazioni complesse. Numeri che rappresentano la sconfitta per tante attività imprenditoriali, che non possono incassare i fondi o, soffrono dei sospetti della clientela. Si fa fatica infatti a spiegare in modo convincente ad un cliente che il certificato di iscrizione non c’è perchè, tre anni e mezzo dopo il terremoto, la pratica non si è ancora completata. E non va meglio a chi è stato iscritto, dal momento che prima o poi dovrà imbattersi di nuovo nella questione, per il rinnovo della pratica. In quanto, è ovvio, la criminalità cercherà di inserirsi in quelle aziende che hanno già ottenuto l’iscrizione.

Ieri la Prefettura ha fatto il punto, difendendo il sistema adottato e parlando di «costante regolarità nell’intensa attività della Prefettura per il disbrigo delle istruttorie relative alle istanze di iscrizioni agli elenchi di fornitori, cosiddette white list, istituite a seguito del terremoto».

«L’azione è stata intensificata con il decisivo contributo del personale messo a disposizione della Prefettura dalla Regione, sulla base di una convenzione con le Prefetture del cratere che ha consentito la assunzione a tempo determinato di cinque impiegati».

Così a ieri «già 2300 aziende, delle oltre 5mila che avevano inoltrato l’istanza, sono state iscritte, al termine di un procedimento accurato e minuzioso che prevede il coinvolgimento degli Organi di polizia, della Direzione Investigativa Antimafia e del Gruppo Interforze Ricostruzione Emilia Romagna». Questione di punti di vista, insomma. «Particolare priorità viene riservata per dare risposta, al termine dello sviluppo dei relativi accertamenti, alle richieste di verifiche antimafia nei confronti delle aziende fornitrici per le quali le stazioni appaltanti (Regione, Provincia, Comuni ecc.) hanno chiesto la relativa certificazione liberatoria, finalizzata all'assegnazione di appalti o alla erogazione di servizi, ovvero alla liquidazione».

Anche per tali procedure, soggette ai medesimi accertamenti previsti per le iscrizioni alla "white list", si procede alacremente e circa 2800 richieste sono state definite. Sono state rinnovate le iscrizioni di 370 aziende che hanno fatto richiesta, mentre 450 sono state cancellate per mancata richiesta». Poi ci sono le aziende escluse che, specie quelle bene in vista, premono per poter rientrare. «Da questa attività di controllo emergono, sia pur in numeri non rilevanti, alcune situazioni meritevoli di approfondimento ovvero che indicano possibili collegamenti con la criminalità organizzata», assicura la prefettura. Intanto l'Osservatorio sulla ricostruzione, coordinato dalla Fondazione Libera Informazione, intende realizzare un dossier su procedure, pratiche e problematiche aperte.

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