«Don Erio, l’uomo giusto per la diocesi modenese»
Monsignor Giacomo Morandi ha fatto da supplente in attesa del nuovo vescovo «Per me periodo indimenticabile, tanti i problemi, ma ora siamo in ottime mani»
MODENA. La lunga malattia e la morte di mons. Antonio Lanfranchi, la nomina ad amministratore diocesano nel febbraio scorso, che ne ha fatto il custode della Diocesi modenese, la scelta di papa Francesco di nominare il forlivese don Erio Castellucci come successore di san Geminiano.
Sono stati mesi intensi per mons. Giacomo Morandi, che racconta la sua esperienza alla guida della Diocesi, sottolineando l'eredità lasciata da mons. Lanfranchi, di cui è stato il più stretto collaboratore per oltre quattro anni, e le sfide che attendono don Erio.
Mons. Giacomo Morandi, si avvicina l'ingresso del vescovo Erio, con il quale si chiuderà il suo mandato da amministratore diocesano. Come descriverebbe il suo periodo trascorso alla guida della Diocesi?
«Lo definirei indimenticabile. Mi spiego meglio. È stato sicuramente un anno impegnativo da un punto di vista umano, spirituale, pastorale. Non è stato facile prendere la guida della Diocesi dopo il vescovo Antonio. Con lui c'era un legame forte, la malattia prima e la morte dopo sono stati, anche da un punto di vista personale, un duro colpo. D'altra parte è stato anche un anno di grazia, perché nelle prove che abbiamo vissuto non è mai mancato l'occhio di Dio e la sua consolazione. In questa accezione è stato un anno indimenticabile».
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Come è stata accolta in Diocesi la nomina di don Erio?
«Già da tempo conoscevamo don Erio Castellucci. In passato più volte abbiamo avuto modo di invitarlo in diocesi e ci ha aiutato ai corsi di formazione permanente del clero. Anche il vescovo Antonio lo conosceva e lo stimava molto, sia come teologo sia come persona. Sono convinto che il vescovo Antonio sia contento di questa scelta»
.Cosa c'è da aspettarsi dal nuovo vescovo?
«Credo che già in questi mesi abbia dato prova di essere un uomo a cui piace stare in mezzo alla gente, per condividerne gioie, speranze, fatiche. Ha già dimostrato una grande disponibilità all'incontro. Credo anche che in lui ci sia la preoccupazione che il percorso sia fatto insieme. Per lui sono molto importanti la condivisione e il lavoro in squadra, caratteristiche già emerse in questi primi mesi da vescovo eletto. Cammino insieme e condivisione penso saranno i punti che lo caratterizzeranno maggiormente. In questo senso sono certo che il vescovo Erio seguirà le indicazioni che lo stesso papa Francesco sta dando in questi anni a tutta la chiesa, riservando un'attenzione particolare alle situazioni di fatica esistenziale che, è giusto ricordarlo, sono presenti nel modenese».
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Quali sono le prime questioni sul tavolo di don Erio?
«Anche noi, come tante diocesi italiane e non, abbiamo necessità di un ripensamento della modalità dell'esercizio del ministero sacerdotale. Per tanti motivi, a partire dal calo del numero di sacerdoti. Credo che darà molto spazio all'incontro con i preti, che sono i suoi primi collaboratori, anche nella prospettiva di una futura rivisitazione, un aggiornamento inevitabile. Ribadisco che la Diocesi di Modena non è un'isola e condivide questa fatica con tante altre Diocesi, non solo italiane. Un altro aspetto credo sarà il favorire una maggiore comunione all'interno della chiesa di Modena tra le diverse componenti, ovvero favorire quella corresponsabilità che comporta il confronto, ma anche il lavoro insieme. Credo che questa sia una testimonianza fondamentale che dobbiamo dare anche a chi non frequenta la chiesa. Al primo punto si lega il tema delle vocazioni, centrale per la vita delle comunità parrocchiali e per tutta la chiesa. Questo tema è in agenda da tanto tempo. Il vescovo Antonio aveva un feeling particolare con il mondo giovanile per la sua esperienza nell'Azione Cattolica e anche grazie a lui c'è stata una significativa crescita nel numero dei seminaristi, che ora sono circa una ventina tra Modena e Carpi. È stato uno dei punti qualificanti del ministero episcopale di mons. Lanfranchi e, per la sua storia personale, credo che anche il vescovo Erio manterrà viva questa attenzione e sono convinto che la incentiverà».
Che ne sarà ora di mons. Giacomo Morandi?
«Guardi, come dice il Vangelo, "A ciascun giorno basta la sua pena". Scherzi a parte, mi metto a disposizione della Diocesi. Farò quello che mi chiederà il vescovo Erio, con totale disponibilità». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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