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Formigine per tre giorni abbraccia la cultura

di Gabriele Farina
Formigine per tre giorni abbraccia la cultura

Fino a domenica torna “We can cult” con un cartellone di 11 eventi in piazza Da Della Noce a Romagnoli che racconterà il suo viaggio intorno al mondo

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FORMIGINE. Viaggio nel mondo della cultura. Da oggi a domenica torna a Formigine il We Can Cult. Dallo show di Marco Della Noce stasera in piazza Calcagnini all’incontro con Francesco Guccini al castello saranno undici gli eventi organizzati dal Comune nel fine settimana. Parlando d’itinerari, Gabriele Romagnoli presenterà domenica alle 18 “Solo bagaglio a mano”. Scrittore e giornalista de La Repubblica, l’autore spiega come muoversi leggeri, scoprendo i veri valori.

Prima volta a Formigine?

«Sì, anche se ho scritto per la Gazzetta di Modena nell’estate quando morì Enzo Ferrari. La città era vuota, ma poi Modena divenne per un momento quasi una capitale: venne tutto il mondo».

Cosa significa viaggiare leggero?

«Per il giornalista è abbastanza facile: più viaggi, più capisci cosa puoi evitare. Ci sono oggetti che ti puoi procurare nei luoghi in cui vai. Lo stesso vale nella vita. Non ci serve la riserva della riserva di ciò che abbiamo. Vale dal guardaroba ad altre “zavorre” come l’ambizione».

In che senso?

«L’ambizione ti consuma. Non è sbagliato averla, ma lo è averla oltre un certo limite. Se una “sliding door” non si apre è probabilmente perché non è la porta scorrevole giusta. Credere di avere avuto meno dalla vita fa male. Chi non emerge in un campo non ha le qualità giuste per farlo. Ognuno deve scoprire la sua vocazione».

Ha viaggiato molto?

«Per tre anni sono stato inviato speciale. Ho seguito fatti cronaca all’estero e in Italia. Sono stato corrispondente dagli Stati Uniti per due anni, per tre anni a Beirut e Cairo. Ho seguito quattro Olimpiadi, quattro Mondiali e manifestazioni sportive di ogni genere».

I tre luoghi preferiti.

«New York: è la città della mia vita, ci torno appena posso. Poi lo scenario naturale del Sudafrica, il mio preferito. Il terzo è qualunque luogo non abbia mai visto».

Com’è nata la sua passione? «Da bambino vedevo gli zii di mia madre viaggiare moltissimo e tornare con racconti meravigliosi dal Brasile, dalla Russia … Ho pensato fossero le persone più felici che conoscessi. Provando, ho capito che anche a me viaggiare dava la stessa sensazione. Ho scelto un mestiere che mi consentisse di farlo anche nel tempo libero». Quale sarebbe stata una porta scorrevole per lei?

«Fare il magistrato. Mi sono laureato in legge e ho fatto il concorso. Però ciò che so davvero fare è scrivere. All’altra mi sarei dedicato con coscienza, ma non so se avrei avuto le stesse soddisfazioni. Forse essere più utile non è sempre l’aspetto principale».

Tre requisiti per essere un giornalista.

«Serve grande curiosità per tutto, anche se non è una notizia. Avere un’idea di come si racconta una storia: non è banale. È una dote che può venire naturale o che s’impara. Trovare una propria voce o una maniera di esprimersi.

Gli articoli non si fanno con lo stampino...».

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