«Immigrati, adesso l’Europa c’è»
A Modena Federica Mogherini, rappresentante Esteri della Ue, in prima linea sul problema frontiere
«Preferirei far parlare gli studenti, i giovani e ascoltare le loro domande. Questa Europa ha bisogno di ascoltare. Sono qui anche per questo». Con poche parole Federica Mogherini, rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea, ha dato il via ufficiale alla “Summer school Renzo Imbeni” che presso la Fondazione S.Carlo sino al 15 settembre affronta i nodi della politica internazionale.
La figura di Imbeni, politico modenese ma emigrato a Bologna dove sposò la città di cui fu sindaco negli anni bui del terrorismo, è stata rievocata da più voci davanti alla figlia Valentina e alla moglie Rita. Ed è proprio a lui, scomparso nel 2005 a sessant’anni dopo essere stato eletto a Bruxelles nel 1989 e vicepresidente vicario del Parlamento europeo dal ’94, che si è riferita Lady Pesc quando ha spiegato il funzionamento delle istituzioni comunitari e la capacità di tenuta del modello-Europa.
«L’ho conosciuto e stimato, ho imparato molto da lui - ha detto tra l’altro - Forse non sarei qui oggi se non avessi avuto anche il suo incoraggiamento e il suo esempio. Vedete, se non fossi ottimista non potrei svolgere i miei mandati tra Parlamento e Commissione Europea oltre che coordinatrice e rappresentante della politica estera dell’Unione con 28 paesi membri. È vero che ci sono differenze e interessi contrastanti, ma nella grande maggioranza dei casi c’è un fortissimo lavoro di squadra e una grande convergenza di vedute. Parliamo 28 lingue diverse ma diciamo le stesse cose sulle questioni cruciali».
Dopo aver spezzato una lancia a favore della cooperazione tra le capitali, la Mogherini rispondendo alle domande ha fatto tre esempi concreti sui temi più scottanti del momento.
Ovviamente, ha parlato da diplomatico. Già nominata rappresentante degli Esteri dal premier Renzi in Italia, anche ieri non ha indugiato sulle questioni legate al tempismo degli interventi umanitari o militari: sono superflue al momento in cui si passa all’azione.
«Abbiamo funzionari preparatissimi - ha sottolineato con orgoglio - Pensate che al momento di chiudere le trattative sul nucleare iraniano, ottenendo il consenso unanime di Usa, Cina e Russia, abbiamo preparato come europei anche un minuzioso allegato che riempiva di contenuti l’accordo: cento pagine di dettagli tecnici. L’Iran è destinato a giocare un ruolo fondamentale sullo scacchiere internazionale, perché da una parte è fondamentale per l’equilibrio in Medio Oriente e dall’altro lato, sul confine dell’Afghanistan, lo è altrettanto. E poi c’è la questione dei profughi, le operazioni di Mare Nostrum in cui sono state accettate le nostre proposte e il nostro metodo di lavoro. Proprio ieri a Strasburgo abbiamo approvato tempi e metodi di un intervento europeo coordinato in mare».
In prima fila ad ascoltarla il generale Camporeale, attentissimo, comandante dell’Accademia, il sindaco e il prefetto. Al loro fianco l’ambasciatore Armando Barucco, una delle menti organizzative nella strategia di pianificazione della diplomazia italiana, anche lui tra i relatori durante i sei giorni di corso. Visibilmente soddisfatto anche Marco Gestri, direttore scientifica della Summer School, orgoglioso di un testimonial di tale rilievo alle iniziative.
Le parole del ministro degli Esteri dell’Europa, come’è stata ribattezzata la Mogherini, sono servite a tradurre in indicazioni di lungo periodo gli impegni quotidiani di chi deve trovare asilo anche a Modena per i profughi o affrontare conflitti in Oriente, in prima linea.
«La guerra esiste - ha insistito la Mogherini - e non sono numeri, sono persone. Le immagini ci aiutano a ricordarcelo, ma il dramma esiste anche quando noi non le vediamo. Noi in Italia sappiamo molto bene che le immagini hanno un potere molto forte. Tutti gli italiani ricorderanno, credo per sempre, le immagini delle bare a Lampedusa di due anni fa, ma sappiamo anche purtroppo molto bene che l'impatto emotivo di quelle immagini rischia di svanire in fretta. Oggi finalmente l'aria sta cambiando un po’ nella nostra opinione pubblica in Europa».
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