Gazzetta di Modena

Modena

«Lascio una realtà con persone di fede al servizio degli altri»

Don Sergio Pellati saluta la parrocchia della Consolata Andrà a Correggio. Domani la messa poi grande festa

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Domani pomeriggio saluta la comunità parrocchiale con cui ha lavorato e vissuto per 13 anni. Si prepara una grande festa di addio, con la messa alle 17,30 e a seguire sorprese che neanche il parroco don Sergio Pellati conosce. È arrivato alla parrocchia della Consolata di Pontenuovo nel 2002. Lui, sassolese di 47 anni, è uno di San Giorgio, cresciuto con figure religiose mitiche come monsignor Pellati, don Ercole, don Ugolini e don Erio. Poi è andato in seminario, quindi a Scandiano e poi a Pieve Modolena . Il ritorno a Sassuolo dopo 13 anni e ora una nuova partenza, con destinazione Correggio. Lo vuole la nuova organizzazione delle Unità pastorali.

«È abbastanza normale – spiega in modo chiaro e preciso don Sergio – che quando nascono queste realtà ci siano avvicendamenti. Si preferisce affidarsi a figure nuove, far partire un'esperienza da zero, senza storie e legami passati».

Tredici anni a Sassuolo, dall'arrivo alla nuova partenza cosa è cambiato nella nostra città secondo la sua opinione?

«Quando arrivai nel 2002 Sassuolo viveva ancora una certa situazione di benessere economico, anche se i segnali forti portati dalla prima immigrazione e le prime difficoltà si avvertivano. Non solo a Braida, ma in tante zone della città, come ho osservato direttamente. Si vedeva anche che le risorse, pubbliche e private, non venivano impiegate sempre nella direzione migliore per il futuro. Ora me ne vado lasciando una città di Sassuolo purtroppo peggiorata, la crisi ha colpito duramente, certe scelte fatte dai cittadini e dalle amministrazioni sono quelle di una città che soffre, che ha carenze a cui non riesce a dare risposta. Mancano tante cose, alcune note - continua a spiegare il sacerdote - come un teatro o un cinema, ma più in generale una progettualità e una visione futura, non solo per il grave problema del lavoro ma per il disegno di comunità. A volte si gioca al ribasso, non si collabora sempre, si disperdono energie. Il mio augurio è che questa città scopra da oggi un diverso livello di impegno, socialità, cultura e crescita collettiva, che va molto al di là del semplice fatto economico».

Diversa la situazione in parrocchia, la Consolata è una delle realtà più attive sul nostro territorio e ha fatto molto nella solidarietà e non solo.

«Il primo aspetto su cui mi sono impegnato arrivando è stato quello della pastorale giovanile. Ho trovato - spiega il sacerdote - gruppi di ragazzi molti attivi. Il giubileo, le giornate della gioventù e tante attività qui in zona dimostrano che di strada ne è stata fatta, non per merito mio soltanto. Don Alessandro per esempio all'oratorio ha seminato benissimo, il gruppo Hot Minds, capace a mio modo di vedere di autentici capolavori teatrali, il rilancio del Ctg, sono opera sua. L'altro capitolo su cui avevo un preciso mandato era quello della solidarietà a partire dai centri di ascolto Caritas, la Casa della carità e poi le realtà che abbiamo creato strada facendo. Nuovamente e Il Melograno sono nate, bisogna davvero dirlo, con l'impegno di tante persone e soprattutto la seconda mostra un possibile livello di progettualità di comunità che ha coinvolto l'intera città, non solo le parrocchie. Quanto alla parrocchia della Consolata - aggiunge il sacerdote - è benedetta perché fatta di tantissime persone di fede che si impegnano in modo diretto e si mettono al servizio dei bambini, dei ragazzi, delle famiglie, nella carità. Una realtà complessa, ma viva e fatta di persone. In più abbiamo le suore del Carmelo che pregano per noi. Don Marco Ferrari, il nuovo parroco che arriva dalle missioni e da parrocchie grandi come intere province, non avrà né paura né problemi con questa realtà».

Da due settimane l'occupazione principale di don Sergio è ringraziare e salutare. Avrà stretto migliaia di mani e altrettante ne stringerà domenica pomeriggio.

«Vado via - conclude un po’ commosso don Sergio - con un po' di dispiacere, è ovvio, ma anche con la contentezza per l'affetto che sto incontrando in questi giorni. Voglio davvero ringraziare Dio e tutti quelli che mi hanno voluto bene, aiutato e con cui ho collaborato. Abbiamo fatto tanto per tante persone, devo esprimere soprattutto un grande grazie collettivo».

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