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Il nuovo vescovo di Modena Don Erio Castellucci

Don Erio Castellucci adesso è vescovo: "Camminiamo insieme"

Don Erio Castellucci adesso è vescovo: "Camminiamo insieme"

Oltre 5mila persone al PalaFiera di Forlì per seguire la solenne celebrazione presieduta da monsignor Lino Pizzi per l'ordinazione episcopale del nuovo arcivescovo di Modena don Erio Castellucci

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FORLI' Tanta emozione nel catino del Palafiera di Forlì per l'ordinazione a vescovo di monsignor Erio Castellucci. La solenne cerimonia durata circa due ore ha visto l'intera comunità di Forlì, unitamente ai nuovi fedeli di Modena Nonantola, stringersi al nuovo vescovo don Erio Castellucci nel giorno della sua nomina a vescovo. Una nomina che - come ha ricordato il neo vescovo di Modena nel suo breve discorso di saluito- non ha certo cercato

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"Ero così felice da parroco, dissi a sua santità papa Francesco quando mi convocò... E invece ora sono pronto ad affrontare questa salita. Preferisco il casco e la picozza da scalAtore alla mitria di Vescovo, Ma mi affido idealmente alla corda da scalatore con la quale legarmi ai miei fedeli per affrontare le sfide".

Poi dopo la cerimonia la grande festa nei padigflioni della fiera con centinaia e centinaia di persone che hanno voluto salutare di persona don Erio, come tutti lo chiamano a Forlì. Domani la seconda parte, il giorno dell'ingresso a Modena con una serie di incontri con gli immigrati, i malati, i religiosi, i giovani ed infine la comunità tutta con la solenne celegrazione di ingresso in Cattedfrale a Modena

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ECCO IL TESTO INTEGRALE DEL SUO SALUTO

I sentimenti che il Vangelo di Matteo attribuisce alle donne il mattino di Pasqua – “timore e gioia grande” (Mt 28,8) – sono gli stessi che ho provato in questi mesi. Timore, che nei primi giorni dopo la nomina era smarrimento, tristezza per il distacco, senso di inadeguatezza per un ministero così lontano dai miei desideri e dalle mie capacità. Gioia, divenuta più concreta con l’emergere di affetti anche sopiti, di attestati di stima e dei tanti volti che, dalla diocesi di Modena-Nonantola, danno consistenza al mio nuovo servizio.

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Cresce così di giorno in giorno la gratitudine, che ora, pur potendo ricordare solo qualcuno – non vorrei prolungare ulteriormente questa già non breve celebrazione – esprimo davvero a tutti, riservando però a domani il mio grazie ai modenesi. Gratitudine al Signore, le cui vie non sono le nostre vie (cf. Is 55,8). E nel Signore gratitudine a tutti gli amici già entrati nella sua gloria, i santi proclamati e quelli nascosti agli occhi degli uomini.

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Penso a due straordinarie donne forlivesi, Benedetta Bianchi Porro e Annalena Tonelli. Penso alle persone care che hanno già attraversato il velo della morte, e soprattutto ai miei genitori, al mio parroco don Varo, a don Carlo, alle centinaia di amici, parenti e conoscenti – laici, preti, religiosi – che ho conosciuto e amato. Da tutti ho ricevuto qualcosa. Anche dai più giovani, come Debora, educatrice di AC di Villanova, maestra di vita, nonostante la sua breve esistenza terrena; o Andrea, seminarista di Forlimpopoli morto a 29 anni, indimenticabile testimone della passione per Cristo.

 

Penso anche al caro don Dario, scomparso poche settimane fa, che due giorni dopo la nomina mi aveva inviato una lettera in cui tra l’altro scriveva: “mantieni in tutto quello che farai e dirai la semplicità, la forza, l’umiltà di testimone fedele di Gesù”. Parole che si sono scolpite nell'animo e riassumono le centinaia di lettere e messaggi ricevuti in questi mesi. Ringrazio le tante persone viventi, voi, che mi avete regalato tempo, amicizia e testimonianza. In questi mesi sono stato letteralmente travolto dalle attestazioni di stima e affetto e mi rammarico di non avere potuto dedicare a tutti un'attenzione adeguata.

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Dai compagni delle Superiori agli amici del Seminario Regionale di Bologna – è qui presente l’allora rettore, il vescovo Paolo Rabitti, che non deve essere del tutto innocente nella vicenda della mia nomina –; dai compagni del Seminario Lombardo in Roma, rappresentati dall’attuale Rettore e caro amico don Ennio Apeciti; agli studenti e colleghi della Facoltà teologica, rappresentati dal primo preside e stimato professore don Gildo Manicardi; fino ai collaboratori nelle attività pastorali in diocesi nei diversi ambiti nei quali i vescovi mi hanno inviato: seminario e vocazioni, diaconato e ministeri, universitari, pastorale giovanile e scuola, Centro Tabor, Agesci, Istituto di Scienze Religiose, Scuola Santa Dorotea; e poi i carissimi e pazienti parrocchiani di Roncadello, con i quali sono cresciuto, di Durazzanino, che mi hanno accompagnato nei primi passi da giovane parroco, e di San Giovanni Evangelista, che – insieme a tutti coloro con i quali ho percorso qualche tratto di cammino – occupano ora uno spazio privilegiato nel mio cuore.

Perché dietro a questi ed altri nomi e luoghi ci sono volti, storie, sofferenze e gioie che ho potuto condividere, negli incontri individuali o con le coppie; incontri che rappresentavano per me i momenti più desiderati del ministero. E infine i malati, giovani o anziani, che dalla scomoda cattedra di una sedia a rotelle o di un letto mi hanno insegnato il Vangelo, e ai quali non sono riuscito a dedicare il tempo che avrei dovuto.

È impossibile ringraziare tutti, anche solo per categorie: figuriamoci se posso fare dei nomi. Vorrei che tutto questo patrimonio di fede e affetto non evaporasse nella nostalgia, ma venisse con me a Modena, come un tesoro a cui attingere nel mio nuovo ministero. La gratitudine si estende a Papa Francesco, al quale ho avuto modo di dire, in un brevissimo scambio di battute, che “ero un parroco felice”, ricevendo incoraggiamento e sostegno.

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Grazie al Card. Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, che ho conosciuto e apprezzato negli anni del mio servizio alla Facoltà teologica. Grazie ai vescovi della nostra Regione e agli altri vescovi intervenuti a questa celebrazione; in particolare al mio vescovo Lino Pizzi, modenese, che ha accettato oggi di ordinarmi, nonostante i miei molti peccati di omissione nei suoi confronti. Grazie al mio amico vescovo di Parma Enrico Solmi, con cui condividemmo un periodo a Roma, una trentina di anni fa, nel quale oltre a studiare, giocavamo a calcio nella squadretta del Lombardo; lui mediano e io terzino destro... lui giocava con più eleganza ma io a dire la verità correvo più veloce.

Grazie al vescovo emerito di Forlì Vincenzo Zarri, che per quasi vent’anni ha guidato la diocesi con saggezza e intelligenza ed è entrato nel cuore di noi forlivesi. E grazie a tutti voi – preti, diaconi, seminaristi, religiosi, laici – che avete preso parte a questa celebrazione; a chi ha organizzato con pazienza e dedizione questa giornata: il comitato, la segreteria, il coro, i ministranti, il servizio d’ordine, i giornalisti e chiunque ha dato una mano in qualsiasi modo.

Per loro grazia, io sono rimasto completamente fuori dalle fatiche dell’organizzazione; e per vostra grazia potrò contribuire alle spese di oggi lasciando alla diocesi la somma raccolta nelle parrocchie domenica scorsa. Grazie anche a chi segue da casa attraverso la diretta televisiva.

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E grazie ai sindaci, in particolare di Forlì e Modena, e all’amministrazione, al Signor Prefetto, alle autorità civili e militari e ai rappresentanti delle istituzioni, che mi hanno espresso in molte maniere collaborazione, stima e incoraggiamento. Chi mi conosce da tempo, non faticherà a credere che oggi, piuttosto che con l’anello, la mitria e il pastorale, mi sentirei meglio a mio agio con il caschetto, la piccozza e un paio di ramponi. Adesso però la Chiesa mi manda a compiere questa escursione

. È importante, come nel ghiacciaio, la corda: non procedere mai in solitaria, ma legati, con passo unito e costante, in modo da affrontare il freddo, i crepacci e la stanchezza. Spero che rimaniamo uniti nella stessa cordata e continuiamo a camminare insieme. Ci accompagnino tutti i santi forlivesi e bertinoresi, in particolare San Mercuriale, San Ruffillo e la Beata Vergine del Fuoco e del Lago. Grazie di tutto.

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