Erio e le parole del cardinale Martini: «Il vescovo sia prima un uomo vero»
Nella formazione di Castellucci ha avuto grande influenza l’ex pastore della diocesi di Milano Nel libro uscito nel 2013 spunti e riflessioni su giustizia e carità, l’amore per le parole di San Paolo
Il pensiero del neovescovo è stato stampato per suo volere nel frontespizio del libretto di consacrazione distribuito alle migliaia di persone che non solo volute mancare al PalaFiera di Forlì. Si tratta delle parole del cardinal Carlo Maria Martini: «Il vescovo deve essere l'uomo della misericordia, un uomo umile, che vince le durezze con la propria dolcezza, che sa essere discreto, che sa ridere di sé e delle proprie fragilità. Che sa rimettersi in discussione, che sa riconoscere i propri errori, senza troppe auto giustificazioni. Dunque anzitutto un uomo vero».
Una scelta, quella del cardinale Martini, che spiega bene anche quale sia la formazione di don Erio. Un teologo che fa del servizio la sua prima missione, un sacerdote disposto a camminare in salita.
Chi conosce il suo studio che ha appena lasciato a Forlì sa bene di cosa parliamo: da una parte una biblioteca di oltre seimila volumi, dall’altra le giornate scandite spesso da lunghe serie di incontri con coppie o fedeli che vedono in lui una guida.
Parlare alla gente è il suo mestiere, anche se lui dice che non sa parlare. Camminare è il suo andare quotidiano, mai stare fermi, sempre in movimento, e con le gambe cammina anche il cervello.
Scrive nel suo ultimo libro uscito nel 2013 (“La tua parola è giustizia e carità, una raccolta delle sue omelie), ricordando a dei bambini quando si era perso in montagna: «Per camminare bene e con sicurezza su un sentiero occorrono almeno tre cose. Prima di tutto conoscere bene la strada, studiarsela prima, cercare di vedere le tracce sul sentiero durante il cammino e portarsi anche una bussola per le emergenze. La seconda cosa che occorre è un po’ di cibo e un po’ d’acqua. La terza è il gruppo. Perdersi insieme ad altri è brutto, ma perdersi da soli è terribile. Se quella volta in montagna fossi stato da solo, la paura sarebbe stata molto più forte».
Poi il richiamo a San Paolo, non a caso scelto ieri per la seconda lettura, che ha ricordato il suo motto “collaboratori della vostra gioia”.
Di San Paolo don Castellucci apprezza soprattutto la lezione sulla concretezza, uno dei tratti principali del suo essere sacerdote: «Credere in un Dio puro spirito non è tanto impegnativo, mentre credere che questo Dio si è fatto carne lo è. perchè richiede qualcosa anche da noi. Lo dice San Paolo: fatevi imitatori di Dio, nella sua umanità».
Non è un caso che don Erio, nel raccontarsi, scelga la montagna come ambiente, il calcio come passione, la lettura come formazione, il dialogo come passione.
Proprio come scritto dal cardinale Martini: un uomo vero. Come lo era ieri: si asciugava la fronte, sorrideva imbarazzato, salutava timidamente. Ma si divertiva con passione. Ecco, l’impressione era proprio questa, del vescovo felice fra la gente che sa cosa significa impegno, rispetto, fatica. E affaticato lo sarà certamente ancora di più oggi, quando da vescovo avrà una città intera da conoscere, una diocesi intera da incontrare. Affaticato ma motivato, non ci sono dubbi.
Davide Berti
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