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Il nuovo vescovo di Modena Don Erio Castellucci

Forlì, il dietro le quinte della sacrestia: in fila più di due ore per salutare il don

dall’inviato
Forlì, il dietro le quinte della sacrestia: in fila più di due ore per salutare il don

Come all’Expo davanti al Padiglione del Giappone, tanto per usare un paragone recente di fila indiana, composta ma infinita. Così, dalle 19, si presentava la sacrestia allestita nei padiglioni della...

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Come all’Expo davanti al Padiglione del Giappone, tanto per usare un paragone recente di fila indiana, composta ma infinita. Così, dalle 19, si presentava la sacrestia allestita nei padiglioni della Fiera di Forlì. Una fila ordinata di persone festanti che come ultima cosa, nella loro giornata dedicata a don Erio, volevano stringerli la mano. Sono andati avanti fin oltre le 21.

Un «arrivederci», come ha detto, tra abbracci, lacrime e doni. Un capo di stato, una rockstar, decidete voi il paragone che meglio rende l’idea. Chi lo abbraccia, chi piange, chi gli porge regali. E lui, timido e sorridente risponde anche solo con gli occhi.

Non se lo aspettava, e già al termine della cerimonia, proprio mentre in sacrestia tornava in abiti ordinari, aveva già voglia di scherzare: «Stanco ma soddisfatto, è stata una cerimonia bellissima. Ma domani so già che sarà molto più dura. Ho una serie di appuntamenti fissati che se sopravvivo alla giornata i prossimi vent’anni saranno uno scherzo».

E così a ridere con la gente che lo circonda, che sembra voler rimandare il momento di un distacco che forzatamente arriverà. Don Erio è il punto di riferimento di una comunità che gli vuole bene e a cui lui ha voluto un gran bene. Lo si vede in questi momenti, lo si capisce dai suoi grazie, coi quali si è congedato dalla comunità: «Penso a due straordinarie donne forlivesi, Benedetta Bianchi Porro e Annalena Tonelli. Penso alle persone care che hanno già attraversato il velo della morte, e soprattutto ai miei genitori, al mio parroco don Varo, a don Carlo, alle centinaia di amici, parenti e conoscenti - laici, preti, religiosi - che ho conosciuto e amato. Da tutti ho ricevuto qualcosa. Anche dai più giovani, come Debora, educatrice di AC di Villanova, maestra di vita, nonostante la sua breve esistenza terrena; o Andrea, seminarista di Forlimpopoli morto a 29 anni, indimenticabile testimone della passione per Cristo. Penso anche al caro don Dario, scomparso poche settimane fa, che due giorni dopo la nomina mi aveva inviato una lettera in cui tra l'altro scriveva: “mantieni in tutto quello che farai e dirai la semplicità, la forza, l'umiltà di testimone fedele di Gesù”. Parole che si sono scolpite nell'animo e riassumono le centinaia di lettere e messaggi ricevuti in questi mesi».

E ancora abbracci. Gli portano da bere un bicchiere d’acqua. La processione continua, fiera come gli occhi di don Erio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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