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Il nuovo vescovo di Modena Don Erio Castellucci
PARLIAMOCI

Il cammino insieme

Enrico Grazioli
Il cammino insieme

 Benvenuto, don Erio, benvenuto davvero. Sì, don Erio diremo: e non monsignore o eccellenza. Che ha ragione a volere così: è più bello, così, è più vicino, è già qui.

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Benvenuto, don Erio, benvenuto davvero. Sì, don Erio diremo: e non monsignore o eccellenza. Che ha ragione a volere così: è più bello, così, è più vicino, è già qui. Dove una città e una diocesi, la gente che ha fede come chi la cerca e anche chi non vuole o non riesce a trovarla, attendono con un’insolita e particolare partecipazione, che va ben al di là della curiosità o delle reverenza, l’arrivo e la missione del nuovo vescovo. Nell’immaginario (e nell’auspicio) don Erio è il soffio che riverbererà su Modena il vento di Papa Francesco, venuto a rinfrescare, a spogliare del superfluo, a rigenerare la Chiesa non solo italiana ma anche, certo.

Un uomo di Francesco, non nel senso di appartenere a una cordata, ma di specchiarne e interpretarne lo spirito e l’essenzialità della parola e dell’azione: il semplice parroco che a chi lo nomina vescovo dice “vi state sbagliando, non sono adatto” ma che poi appena parla capisci che ha tutto per essere padre e pastore, senza sentire e far sentire il peso degli orpelli che spesso ingessano la gerarchia ecclesiastica. Don Erio, nel raccontarsi alla Gazzetta, ha sottolineato l’ascolto come tratto principale del suo sacerdozio. E Modena ha un gran bisogno di essere ascoltata, di trovare chi nell’ascolto la aiuti a esprimersi in sincerità, a confrontarsi nel profondo, a trovare una sintesi ispirata dalla fede o dalla semplice fiducia di fronte ad angustie e aspirazioni, a sofferenze e speranze.

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Don Erio rifugge giustamente, anche qui in perfetta linea con Francesco, dalle definizioni per categoria: progressista o conservatore, giovane o vecchio. Ha il Concilio come bussola e l’idea di Chiesa come Sinodo, cioè “cammino insieme”: con qualcuno che può e deve fare da guida, senza fermarsi o tornare indietro, senza avventare strade improbe o improbabili, agli altri la scelta di seguirla o meno.

Sa che per fare un passo avanti bisogna perdere almeno per un istante l’equilibrio: ma è pronto a impersonare la Chiesa che sa prendere per mano, come vuole Francesco. Ecco, benvenuto, don Erio: ci prenda per mano, la tenga forte e bene, nel sorriso di un padre, di un parroco che Modena vuole aiutare a essere ancora felice.

@engraz

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