Pochi parroci, nomine, bilanci e divisioni: le sfide
Il vescovo Castellucci ha già analizzato in questi mesi la Diocesi ed è pronto a dare il suo contributo sui problemi: «Studieremo insieme tutte le priorità»
Che chiesa troverà don Erio Castellucci al suo arrivo a Modena. Va detto che già la conosce, già ha avuto modo di approfondire alcuni aspetti, già ha ben chiaro quali sono i problemi: un clero di età medio alta, alcune scelte importanti in tema di nomine, parrocchie che non hanno un sacerdote, conti in rosso e le divisioni del clero modenese che, non è un mistero, in questi anni sono emerse a più riprese tra approcci più o meno conservatori alla vita cristiana. E su questo il vescovo Erio ha già detto di avere idee molto chiare.
Vescovo giovane di un clero vecchio: come pensa di fare?
«In realtà non ho avuto l'impressione di un'età media così alta. Io poi non sono più così giovane, perché mi avvicino a grandi passi ai 60 anni. Comunque l'età è un fattore relativo. Anzi, ho trovato molti sacerdoti di una certa età aperti al dialogo».
Anche a Modena crisi di vocazioni e parrocchie non coperte da parroci: c'è una medicina a tutto questo?
«Passando attraverso gli organismi di partecipazione (consigli parrocchiali, vicariali, diocesani, uffici, ecc.) dovremo studiare qualche progetto “a lungo termine” per ridefinire la pastorale in relazione al numero di preti che si va prospettando, anche attraverso tanti laici disponibili, attraverso i diaconi permanenti e i ministri istituiti, i catechisti, e così via, tutti doni dello Spirito».
È già venuto a Modena diverse volte: che diocesi ha trovato?
«Mi era stato detto da alcuni amici vescovi che sarebbe stato meglio non visitare la diocesi e non incontrare troppe persone prima dell'ingresso del 13 settembre. Ho disobbedito - sorride - per un motivo: dovendo avviare il ministero all'inizio dell’anno pastorale, era necessario prendere contatti e già alcune decisioni. In più volevo rendermi conto dei danni, non solo materiali, causati dal terremoto di tre anni fa: Ho trovato una diocesi vivace, desiderosa di camminare, con alcune ferite per le quali dovremo insieme darci da fare».
Non è un mistero che il clero modenese sia diviso ormai da anni su posizioni più o meno conservatrici: è un problema questo? Cosa chiederà ai suoi sacerdoti?
«La fedeltà al Concilio Vaticano II, il grande interprete della rivelazione cristiana per la nostra epoca, senza spinte né verso una sperimentazione innovatrice spericolata, né verso un tradizionalismo chiuso e nostalgico. Qualche giorno fa un altro giornalista mi diceva una cosa che mi ha fatto molto ridere: aveva parlato di me con alcuni e aveva raccolto da parte dei “conservatori” una forte preoccupazione, perché pare che sia considerato un prete “modernista”, e da parte dei “progressisti” un'altrettanto forte preoccupazione, perché sapevano che sono un conservatore. Rischio la crisi di identità! A parte gli scherzi: conservatori e progressisti sono categorie piuttosto improprie».
È noto che la diocesi di Modena ha dovuto fare i conti, soprattutto nell'ultimo anno, con problemi economici. Negli ultimi mesi la situazione è migliorata. Ha già un'idea di ciò di cui ci sarà bisogno per continuare la politica di risanamento economico?
«Ho sentito di questo “sbilancio”, in via di risanamento, ma non ho ancora avuto il tempo di studiare i dati. Personalmente sono una frana dal punto di vista della gestione. Cercherò di richiamare - ciò che i miei collaboratori hanno già ben presente ma forse non sempre emerge nell'opinione pubblica - i motivi per cui si fanno queste scelte. La gestione del denaro è uno degli aspetti più delicati della vita di una comunità cristiana, sia parrocchia o diocesi. Nelle due parrocchie di cui sono stato parroco ho sempre avuto un bilancio in rosso, a causa delle attività spesso in favore delle persone svantaggiate oppure a causa delle manutenzioni e ristrutturazioni. Neanche in questo campo ci spaventiamo: studieremo le priorità, in relazione agli scopi pastorali per cui si gestisce in denaro, e prenderemo come necessario anche alcune decisioni impopolari, stando attenti alle persone coinvolte». (d.b.)
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