«Sarebbe un sogno vederli tutti ritrovarsi sotto la Ghirlandina»
L’Accademia Militare, certo. Le tradizioni nelle guerre e nella Resistenza. Ma soprattutto una presenza di 4.350 soci in una provincia di 700 mila abitanti pronta a offrire cuore, braccia e...
L’Accademia Militare, certo. Le tradizioni nelle guerre e nella Resistenza. Ma soprattutto una presenza di 4.350 soci in una provincia di 700 mila abitanti pronta a offrire cuore, braccia e organizzazione al raduno nazionale degli alpini, se la candidatura di Modena 2017 verrà accettata.
Inutile dire che l’Ana Modena sta facendo il massimo in vista dell’appuntamento. Da una parte cerca di far passare il criterio della rotazione tra i quattro raggruppamenti in cui è divisa l’Italia degli Alpini.
L’Emilia Romagna è unita alla Lombardia, e mette sul tavolo il senso di collaborazione e l’amicizia con “bocia” e “veci”, a cominciare dalla stretta collaborazione ricevuta in occasione del terremoto del 2012.
Il Triveneto con Trento e Friuli ha dalla sua il numero dei caduti nella prima guerra mondiale, la tradizione delle Penne Nere, il nerbo militante delle truppe alpine quando la leva era obbligatoria .
«Da 39 anni Modena non ospita il raduno nazionale, siamo pronti - dice con orgoglio appena trattenuto Franco Muzzarelli, 55 anni, presidente dell’Ana Modena, originario di Fiumalbo - A quell’epoca io ero arruolato come ufficiale di complemento negli Alpini, ad Aosta, e non ho potuto partecipare. Dopo invece ho potuto seguire il lavoro dell’Ana e mi sono appassionato a questo impegno». Così è stato. Nonostante il lavoro in banca e una vita da cittadino a Modena, Muzzarelli non ha trascurato gli impegni con le Penne Nere; con passo da montagna ha assolto ai vari incarichi e oggi è il raccordo organizzativo che mette insieme sindaco e prefetto, questore e comandante dell’Accademia per la candidatura modenese.
Inutile dire che il fiore all’occhiello, oltre all’attività associativa che porta in media 7/800 alpini modenesi ai raduni nazionali, è quella della protezione civile. Il terremoto nella Bassa mostrò al mondo quello che fece l’Ana di Modena: il loro campo a Finale fu il primo a essere aperto, accogliendo sino a 600 persone, e dopo le prime settimane 20, 25 persone riuscirono a gestire tutto, diventando la vetrina per le delegazioni straniere che venivano a vedere come ci si organizza in caso di sisma.
Il campo Ana fu l’ultimo a essere smantellato, il 4 novembre 2012, ma l’esperienza fu fortissima.
Oggi i 12 nuclei specialistici dell’associazione (dall’antincendio all’alpinistica, dall’idrogeologico alle trasmissioni sino all’informatica) girano alla stessa velocità, e l’Ana di Modena è un pilastro dell’agenzia di Protezione Civile Regionale nella gestione della logistica; in poche ore, grazie al deposito centrale di Bologna, è in grado mobilitare 386 volontari specializzati nelle emergenze della Protezione Civile e di piazzare container, tende e brande, offrendo in poche ore un campo completo, chiavi in mano.
«Sarebbe un sogno veder arrivare 400 mila alpini sotto la Ghirlandina» spera a voce alta Muzzarelli.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
