Il saluto ai giovani tra applausi e selfie
Alla Città dei Ragazzi gruppi arrivati da tutta la Diocesi Il pranzo coi ragazzi. «Non vi annoierò con prediche lunghe»
«Sposa bagnata, sposa fortunata», sdrammatizza don Stefano Violi sotto il diluvio domenicale. Sono le 14 e 30, e il direttore della Pastorale Giovanile è in piedi sul palco montato nel campo da calcio della Città dei Ragazzi. Sta introducendo don Erio, venuto a portare il tradizionale saluto ai giovani nella sua prima giornata da vescovo. «E oggi», conclude prima di lasciare la parola al “festeggiato”, «la sposa è la Diocesi di Modena e Nonantola».
Davanti a loro, sotto il porticato – ma anche nel prato, con ombrelli e mantelline – sono assiepati centinaia di ragazzi. Una folla popolata da decine di gruppi parrocchiali, movimenti e associazioni del territorio. Una folla colorata, visto che l’invito degli organizzatori consigliava di indossare una maglietta diversa a seconda della zona di provenienza: rossa per la città, blu per la montagna, giallo per la Bassa e verde per la Pedemontana. Una folla, ancora, difficile da contare, dispersa tra il bar, la palestra e il porticato della CdR. «Avevamo 600 iscrizioni confermate, ma saremo anche di più».
Insomma, la pioggia non ha fermato la festa. Una festa iniziata un paio d’ore prima, alle 12.30, quando il cortile della struttura inizia a popolarsi di giovani e meno giovani. In programma c’è un pranzo all’insegna dello “Street Food” alla modenese: dai borlenghi alle tigelle, dalle lasagne ai tortellini alla panna, fino al gnocco fritto. Un «momento di convivialità» che rappresenta il vero elemento di novità all’interno della tradizionale “cerimonia di benvenuto” del nuovo vescovo.
Proprio don Erio decide di regalare un “fuori programma” presentandosi con largo anticipo, reduce dell’incontro con le suore al monastero della Visitazione di Baggiovara. Mangia insieme ai ragazzi, assaggiando le diverse specialità della cucina modenese. Mentre gira tra la folla, nel lungo porticato della struttura, viene trattato come un’autentica celebrità, tra selfie, calorosi saluti di benvenuto e semplici strette di mano. Una bambina gli regala anche un disegno. Lui sorride, un po’ imbarazzato, scambiando qualche veloce battuta con i ragazzi che gli si stringono attorno. Quando fa per dirigersi sul palco, la folla si fa più pressante, tanto che alcuni giovani devono improvvisare un “cordone” per farlo passare. Spuntano fuori i primi striscioni, proprio mentre dal porticato parte un lungo applauso di benvenuto. Da qui parte la cerimonia vera e propria, che non dura più di una quindicina di minuti. Sotto il gazebo che protegge il palco sfilano i rappresentanti delle diverse zone della Diocesi, che accolgono il nuovo vescovo con un dono rappresentativo. Dall’aceto balsamico della Città, alla bottiglia di lambrusco della Bassa, passando per il cappellino della Ferrari della Pedemontana e per il dolce croccante della Montagna. Un’accoglienza che, come ammette lui stesso vescovo, spiazza don Erio. Che da parte sua, accogliendo un auspicio già espresso dai ragazzi e inciso su un lungo striscione alle sue spalle, si augura «di riuscire ad essere collaboratore della vostra gioia». O almeno - scherza promettendo «prediche corte» - «di non essere un collaboratore della vostra noia». Perché l’obiettivo è confutare questa «idea della vita di Chiesa come monotona, pena di musi lunghi. Eppure nel Vangelo non trovate mai il verbo “sbadigliare”. Gesù provoca sempre una reazione, non fa mai sbadigliare». E allora, conclude don Erio, «dobbiamo trasmettere l’idea giusta della Chiesa. Perché la Chiesa è giovane». Anche perché don Erio è forte di una certa esperienza nel dialogo con i ragazzi. Lo confermano i membri dell’Agesci della diocesi di Forlì Bertinoro. Quegli scout di cui monsignor Castellucci era assistente ecclesiastico, e che sabato pomeriggio, nel palazzo dello sport della città romagnola, gli hanno tributato un caloroso saluto. «Se c’è un vescovo che ha a cuore i giovani – spiegano – questo è sicuramente don Erio».
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