«La croce dei profughi serva a provocarci»
La prima visita a Porta Aperta: «Ho qualche sogno ma devo fare i conti con la realtà. Il cammino di accoglienza e misericordia parte dalla giustizia»
Accoglienza, ascolto, accompagnamento: queste sono le tre parole chiave individuate dal vescovo Erio Castellucci, in visita ieri mattina a Porta Aperta, per l'avvio di un proficuo percorso di integrazione e collaborazione nelle diversità, pronunciate in un luogo evocativo quale il centro di accoglienza Porta Aperta.
«Questa croce rovinata, scorticata, che raccoglie il ricordo di persone fuggite dalla guerra e dalla violenza, posta in questo luogo rappresenta un segno di resurrezione - ha detto il vescovo pregando insieme ai volontari e agli ospiti del centro davanti alla Croce di Lampedusa, realizzata con il legno dei barconi provenienti dalle coste libiche - Questa è una croce molto significativa che porta scritti tanti drammi: il fatto che sia qui simboleggia un luogo di vita, che raccoglie tante croci e le trasforma in motivi di speranza e prego affinché la Diocesi di Modena-Nonantola si faccia provocare da questo segno di speranza».
Ad accogliere il vescovo, accompagnato da mons. Giacomo Morandi, il presidente di Porta Aperta Franco Messora, il direttore Giorgio Bonini, il direttore della Caritas di Modena Eros Benassi, il coordinatore del centro d'ascolto Federico Valenzano, i volontari e gli ospiti che il vescovo ha salutato calorosamente posando con loro in fotografia. A seguire, la visita della struttura, durante la quale Mons. Castellucci si è soffermato nella mensa che in questi giorni di emergenza legata all'arrivo dei profughi in città eroga oltre 130 pasti sia a pranzo che a cena, nella cucina del centro gestita da oltre 400 volontari e nell’ambulatorio medico, informandosi sul numero di accessi e sui volontari impiegati. «Attualmente siamo undici medici a prestare servizio e incontriamo fino a 20 persone al giorno», ha illustrato Giuliano Venturelli, referente dei medici volontari di Porta Aperta mostrando al vescovo l'ambulatorio del centro, ad accesso libero, diretto e gratuito a cui si rivolgono sia extracomunitari irregolari che italiani che non hanno la possibilità di accedere al servizio sanitario nazionale. «Ho qualche sogno che devo verificare con la realtà - ha concluso dopo la sua visita il vescovo Castellucci - La Diocesi di Modena e Nonantola è vivace e laboriosa e credo che “accoglienza” sarà la prima parola insieme a “misericordia”, partendo dal concetto di carità che comprende quello di giustizia, da cui si partirà per il nostro cammino insieme».
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