I commissari: il Comune di Finale va sciolto
Finale. Il responso degli ispettori inviati dal prefetto che ora deve decidere se assecondare la proposta o fare da garante
FINALE. I tre commissari - il viceprefetto vicario di Ravenna, Antonio Giannelli, l’ex maggiore dei carabinieri di Modena, Carmelo Rustico e il tenente colonnello delle Fiamme Gialle di Modena, Giuseppe Micelli - hanno terminato il loro lavoro e la relazione inviata al prefetto di Modena, Michele Di Bari, si conclude con il suggerimento di commissariare il Comune.
La commissione d’accesso prefettizia, mandata da Di Bari per “compiere accertamenti ed approfondimenti mirati allo scopo di verificare se emergono forme di infiltrazioni o di condizionamento di tipo mafioso o similare, che determinò, o abbiano determinato, un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli Organi elettivi ed amministrativi e che compromettano, o abbiano compromesso, il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione comunale”, ha dato il proprio responso dopo tre mesi esatti di analisi di documenti, delibere e atti. E il quadro che viene tracciato, a quando si apprende da chi ha già potuto leggere l’informativa recapitata in viale Martiri, parla soltanto in minima parte di condizionamenti, mentre si sofferma più a lungo sulle difficoltà burocratiche evidenziate negli atti quotidiani. Di fatto i commissari sottolineano come anche l’assenza di un segretario comunale - l’amministrazione Ferioli non lo ha nominato per anni in ottica di contenimento del debito pubblico arrivato alle stelle (34 milioni) - abbia fatto mancare una verifica ultima di legalità nelle delibere elaborate dagli uffici, che hanno portato anche a decine di esposti dell’opposizione. Così come si evince una certa superficialità in alcuni atti che non riguardano soltanto i Lavori Pubblici, settore in cui comandava il geometra Giulio Gerrini, finito ai domiciliari con l’accusa di “abuso d’ufficio continuato” nell’inchiesta sulla ’ndrangheta in Emilia.
IL RAPPORTO Tra le migliaia di documenti richiesti ai vari settori e analizzati nel dettaglio entrano poi inevitabilmente anche i rapporti con le aziende che hanno lavorato durante il terremoto e l’alluvione, eventi calamitosi che l’amministrazione comunale ha dovuto affrontare soltanto qualche mese dopo le elezioni.
Adesso tutto il rapporto è sul tavolo del prefetto, che a febbraio aveva frenato i falchi che chiedevano una commissione d’accesso, ma che a giugno aveva inviato i tre ispettori. Toccherà a Di Bari decidere come comportarsi: se sostenere la tesi del commissariamento - sarebbe il primo in tutta l’Emilia Romagna - oppure seguire la strada intrapresa a Roma da Franco Gabrielli, ossia elaborare una proposta dettagliata di legalità e correttezza amministrativa e quindi, pur evidenziando ogni criticità, farsi quasi da garante di un Comune, che a maggio 2016 andrebbe a votare. Una scelta difficile per il prefetto che in questi giorni aveva scelto la strada del “no comment” evidentemente ben consapevole del materiale scottante che i commissari stavano scrivendo e che lo pone in una situazione di giudice che dovrà valutare o meno l’atteggiamento tenuto dalla politica e dai dipendenti comunali negli ultimi, drammatici anni.
Di Bari, comunque, dovrà inoltrare la documentazione - se vuole con una propria posizione - al ministero dell’Interno, che eventualmente può proporre al presidente della Repubblica lo scoglimento del Comune. Se il Presidente emetterà il decreto di scioglimento, previa delibera del Consiglio dei ministri, il municipio sarà retto da un commissario per 18-24 mesi e quindi anche le elezioni del 2016 salterebbero.
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