Nonantola in festa per l'arrivo del vescovo Castellucci
Don Erio Castellucci ammonisce i fedeli durante la cerimonia nel parco abbaziale «Un licenziamento, la casa che crolla, una malattia: l’aiuto da fede e amore»
NONANTOLA. «Non siamo testimoni credibili se ci alleiamo con i crocifissori». Così don Erio ha esortato i fedeli nel suo ingresso come abate di Nonantola. Il nuovo vescovo di Modena è stato grato per l’accoglienza ricevuta. «Si dice che il vescovo prenda possesso della diocesi - ha rimarcato il successore di Anselmo, primo abate cittadino - ma in realtà è la diocesi che prende possesso del vescovo, lo avvolge di affetto e attese come una famiglia». Poi, ha lanciato un messaggio forte: «State attenti alle croci dei fratelli». Un appello giunto in uno dei giorni più significativi del calendario religioso per i nonantolani: l’Esaltazione della Croce. Don Erio ha richiamato l’esempio di san Silvestro, che ha affermato come il legno in cui è morto Cristo sia più che un segno di dolore. Cosa fare nella vita quotidiana? L’abate ha dato una risposta, indicando quali sono i tormenti che possono affliggere il prossimo: «Un letto di ospedale, un foglio di licenziamento al lavoro, un messaggio di abbandono negli affetti, un errore passato che continua a dare sensi di colpa, una casa che crolla, un permesso negato, una relazione finita». Come rimarcato a Modena, le chiavi sono due: ascolto e servizio. «Le croci non si devono esaltare - ha proseguito don Erio - ma l’amore che cerca di risolverle sì». L’esempio giunge dall’alto. «Dio non è un giudice come per gli antichi egizi - ha ripreso l’abate - non è vendicativo come per i poeti greci, non è la divinità dei filosofi che mette in moto il mondo e poi si ritira, non è il legislatore dei romani. È il Padre che ama, il Fratello che accompagna». Se l’uomo non vuole essere accompagnato? «Dio non si rassegna, ma si fa in quattro, anche quando non è ricambiato. Ecco perché ha scelto la croce». Un messaggio che può apparire fuori moda o scontato, «eppure è il cuore del Vangelo». Un insegnamento che può cambiare una vita. «Chi non ama può sembrare più tranquillo - ha confermato don Erio - ma in realtà la sua esistenza è vuota. Seguire Gesù richiede un impegno maggiore, ma porta alla gioia». Senza dimenticare l’impegno civile. «Non ci sarebbe nulla di più sbagliato - ha affermato il sindaco, Federica Nannetti, prima della messa - che separare la politica dalla religione». Il primo cittadino ha ricordato fatti della vita nonantolana come quelli legati a Villa Emma e alla lotta di Liberazione prima di offrire l’abbraccio della comunità a don Erio. Il vescovo ha ringraziato il sindaco nell’omelia, rispondendo a tono. Per essere buoni cristiani e cittadini è necessario, ha sottolineato il nuovo abate, mettersi al servizio. «Non si è testimoni credibili - ha rimarcato don Erio - se ci si allea con i crocifissori, facendo soprusi, svolgendo attività illecite e traffici illegali». Infine, un messaggio per superare le tensioni del passato. «La storia di Nonantola - ha concluso l’arcivescovo di Modena e abate di Nonantola - racchiude uno dei tesori di arte e storia più importante del Paese e non solo. Non rimpiangiamo le tensioni del passato, ma troviamo semmai un insegnamento».
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