Gazzetta di Modena

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Il testamento solidale come opportunità per le associazioni

di Chiara Tassi
Il testamento solidale come opportunità per le associazioni

Cosa dice la legge in materia di successioni ed eredità quando si vuole donare ad organizzazioni no profit

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Sarà che parlare di morte ci imbarazza, sarà che farlo parlando -contestualmente- di soldi lo fa ancora di più, sta di fatto che sono pochi, anche in una regione virtuosa come la nostra, coloro che sanno che cos'è il testamento solidale. Ancor meno quelli che lo fanno.

Partiamo quindi dalle basi. «Iniziamo da un chiarimento nei termini: il testamento solidale di fatto è un qualunque normalissimo testamento (pubblico o olografo, cioè scritto di proprio pugno) che contenga al suo interno una disposizione a favore di una organizzazione non profit -spiega Stefano Malfatti, responsabile fundraising della Fondazione Don Gnocchi- Potrebbe trattarsi di una cifra in denaro, un bene immobile, gioielli, quadri o qualsiasi altro bene destinato alle attività di quella organizzazione. Il testamento, quindi, in questo caso prende l’accezione di solidale».

In Italia circa l'8% della popolazione fa testamento. Negli ultimi 10 anni, nonostante la tendenza a mettere nero su bianco le proprie ultime volontà non si sia ancora affermata del tutto nel nostro Paese -a differenza da quanto avviene in Gran Bretagna (80%) e negli USA (50%) - sono aumentate del 10-15% - le persone che hanno inserito un lascito nelle ultime volontà. Una tendenza positiva che va di pari passo con le stime dei lasciti solidali, cresciuti da 8.092 nel 2011 a 8.665 l'anno successivo. «In Italia - continua Malfatti - i patrimoni tendono a passare di mano in mano in ambito familiare e la consapevolezza che i figli diventeranno automaticamente eredi fa sì che la popolazione non pensi di poter determinare, attraverso un testamento, come distribuire in maniera diversa le proprie risorse. Dal punto di vista legislativo poi, il Codice Civile protegge l’ambito famigliare con le cosiddette “quote di legittima” che tutelano gli eredi più stretti dalla dispersione del patrimonio, anche se una buona percentuale di quest'ultimo può comunque essere destinata secondo le proprie volontà, e quindi anche ad una organizzazione non profit». E chi teme di dover spendere per lasciare le proprie ultime volontà si sbaglia: «Il testamento può essere redatto di proprio pugno datando il documento e firmandolo, oppure recandosi da un notaio con due testimoni-specifica Malfatti- In questo secondo caso i costi vanno dai 500 euro a salire, a seconda della complicazione del testamento stesso, ma sono ampiamente ripagati dalla certezza che il documento non darà adito a confusioni alla sua apertura».

Ma come possiamo essere sicuri che la nostra volontà venga rispettata? «Il testamento perché diventi esecutivo -conclude Malfatti- deve comunque essere pubblicato da un notaio che diventa anche il garante della sua corretta esecuzione».

Da tre anni a questa parte, proprio per approfondire una pratica poco nota come questa, è nato il Comitato Testamento Solidale (www.testamentosolidale.org) che ha l'obiettivo di fare informazione sui lasciti solidali come sostegno concreto alle associazioni non profit. Quel che è bene, però, è che le associazioni imparino a chiedere e a farlo senza paura. Soprattutto perché il lascito è una chance non solo per le grandi associazioni, ma anche per le piccole realtà ben radicate sul territorio, là dove la reputazione si sostanzia con l’aver “visto da vicino”, con il conoscere i volontari e le loro storie, l’aver, magari, usufruito di questo e quell’altro servizio. Lasciamoci dietro, quindi, i pregiudizi, e proviamo a percorrere strade nuove, cosicché questo momento di tagli e carenza di fondi anche per il Terzo Settore possa trasformarsi per l'intera società in un'opportunità di crescita: possiamo mettere, oggi, un piede nel futuro. Basta scriverlo.

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