Riforma Senato, Guerra attacca
«Se si votasse, minoranza Pd compatta». Tra i modenesi Vaccari con Renzi, Giovanardi: «Arroganti»
«Se si votasse oggi il gruppo di minoranza Pd – spiega Maria Cecilia Guerra, senatore del Partito democratico – voterebbe compattamente no sul ddl del ministro Boschi». Si parla della riforma che dovrebbe mandare in pensione il Senato, destinato secondo i voleri del premier Renzi a divenire un “Senato delle autonomie” con cento parlamentari scelti tra sindaci e consiglieri regionali. E soprattutto al centro della discussione c'è il premio di maggioranza al partito, come vuole Renzi o alla coalizione come chiedono i “dissidenti”. Appunto la minoranza Pd non ci sta, in particolare 19 senatori sono da mesi sul piede di guerra. E non va meglio neppure nell'alleato di governo Ncd e ovviamente sono contrarie anche le opposizioni, tanto che si arriva a 70 senatori “indecisi”. Tanti ne basterebbero, se si votasse ora, a mettere seriamente a rischio il governo. «Anche ieri – continua la senatrice Guerra – mentre eravamo riuniti in un tavolo di confronto la maggioranza del Pd rilasciava dichiarazioni sul tema. Di fatto, dunque, stavano facendo finta, del resto anche Renzi ha detto due giorni fa che vuole andare avanti senza se e senza ma. Ha parlato di volere asfaltare».
Mentre arriva la novità della probabile richiesta da parte del Pd di calendarizzare il ddl Boschi per il voto direttamente in aula, senza passare dalla commissione apposita, Guerra è un fiume in piena. «Siamo per il confronto – dice la parlamentare e docente modenese – non solo relativamente alla questione dell'articolo 2. Noi vogliamo discutere di un Senato che rafforzi le sue competenze, altrimenti con l'Italicum c'è troppo potere a un solo partito in una sola Camera. Servono invece i contrappesi e gli organi di garanzia per le minoranze, organi che ovviamente non possono che essere eletti». Tra i parlamentari della maggioranza che sostiene il governo orientati a dire no se non ci saranno modifiche al testo costituzionale c'è anche il parlamentare modenese di lungo corso Carlo Giovanardi. «Pensi a cosa succederebbe – dice l'esponente di area popolare dell'Ncd di Alfano – con il nuovo Senato: cento persone provenienti dal territorio verrebbero lottizzate alla solita maniera perché scelte dai consigli regionali. Dicono di avere i numeri? Non so, certo il governo non cadrà per la vicenda dell'articolo 2, ma non ho mai visto in tanti anni un governo così arrogante. Le riforme le dovrebbe fare il Parlamento».
Infine il senatore Pd Stefano Vaccari, decisamente a favore della riforma: «Spero che si trovi un punto di incontro anche perché, come ha detto la senatrice Finocchiaro, sul riequilibrio delle funzioni si possono ammettere emendamenti anche della minoranza. Io sono convinto che in un anno e mezzo di discussioni e voti, con oltre settanta emendamenti approvati tra Camera e Senato, si sia discusso ampiamente del tema. E nel 2016 l'ultima parola sarà dei cittadini attraverso il referendum che chiuderà la riforma costituzionale».
Stefano Luppi
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