L'attrice Olivia Corsini: "Porto la mia Modena a Parigi"
Olivia Corsini racconta la passione per il teatro, il cinema e dell'ultimo film Olmo & the Seagull, che ha presentato al festival di Locarno
MODENA Il suo nome profuma di Modena anche se lei vive all’estero, a Parigi, ormai da tanto tempo. Con Modena però ha mantenuto un legame forte e speciale perché qui sono i suoi genitori; e a Modena spesso torna per ritrovare persone e luoghi custoditi nel cuore.
Olivia Corsini, attrice, è reduce dal Festival di Locarno dove ha presentato il film “Olmo & the Seagull” della regista Petra Costa (premio della Young Jury Award) che la vede protagonista, insieme al compagno Serge Nicolai, nel ruolo di una donna e di un’attrice alle prese con la prima gravidanza.
Olivia, il “binomio” attrice-Modena ci riporta a un precedente illustre, quello di Virginia Reiter, ma ormai lontano. Come è cominciata la tua carriera. È una passione nata con te o maturata nel tempo. E l’essere nata qui ti ha aiutata o penalizzata?
«Ho trovato nel teatro la risposta alle necessità che ho sentito fin da bambina, prima tra tutte quella di condivisione. Fare teatro o cinema significa innanzitutto raccontare storie e fin da piccola ho fatto parte di coloro che amano mettersi in piedi su una sedia e raccontare. Inoltre sono sempre stata attratta dagli altri, ho fatto quindi delle persone e delle loro passioni il mio primo oggetto di studio. E poi una bella dose di esuberanza e narcisismo nati con me. A Modena da ragazzina ho avuto la possibilità di incontrare quelli che sono poi diventati i miei primi maestri. Enrique Vargas, il regista colombiano, con cui firmai il mio primo contatto, Tina Nilsen dell'Odin Teatret con cui mi sono formata a Modena e a Faenza; Renato Carpentieri con cui feci la mia prima lettura pubblica proprio a Modena».
Poi però da Modena te ne sei andata. da quanto tempo vivi all’estero e come è maturata questa scelta?
«Sono arrivata a Parigi nel 2002 per partecipare a uno stage estivo organizzato dal Theatre Du Soleil e condotto dalla sua direttrice Ariane Mnouchkine. Eravamo 500 partecipanti. Un mese dopo insieme ad altri otto stagisti, mi è stato chiesto di entrare a far parte della storica compagnia. Per me, allora giovane attrice di 22 anni è stata la realizzazione di un sogno. Ho passato nella compagnia 12 anni meravigliosi, di intenso lavoro, grosse sfide professionali, una formazione continua, amicizia e vita di troupe».
Come è per una modenese vivere all’estero?
«Ho lasciato Modena da tanti anni e credo che potrei lasciare anche Parigi se la vita mi portasse altrove, non sento di aver messo radici anche se il mio nido, il mio rifugio sono lì. Ho viaggiato molto e ho molti amici e contatti professionali in giro per il mondo ma Modena é la città in cui sono nata e cresciuta e nella persona che sono riconosco dei tratti modenesi: amo lavorare, amo la gente e le grandi tavolate, non amo prendermi troppo sul serio e mi accendo per le sfide nuove. Se non vivo a Modena è perché non sono di natura sedentaria, ed é anche questa una delle ragioni per cui ho scelto un mestiere itinerante».
Quale rapporto hai conservato con la tua città? C’è qualcosa di modenese nella tua quotidianità, magari con la tua famiglia? Ci vieni spesso?
«Con la mia città ho un rapporto bellissimo e ho i miei piccoli rituali che mi impegno fin da ora a passare a Olmo, mio figlio. Appena arriviamo di solito, Serge, il mio compagno tiene molto a quella che è diventata una piccola tradizione familiare, andiamo a mangiare in centro, alla trattoria dell'Aldina dopo un giro al mercato di via Albinelli dove incontro sempre qualche amico, con il quale bere il primo bicchiere di Lambrusco magari da Schiavoni. Nella mia quotidianità… c'é sempre un bel pezzo di parmigiano nel frigo! E a Modena vengo abbastanza spesso».
E c’è qualcosa che ti manca? O il fascino di Parigi neutralizza la nostalgia?
«Di Modena mi mancano i miei, i quattro amici per la vita con cui ho condiviso le esperienze le più pazze, e mi manca una certa facilità di vivere: andare ovunque in bicicletta, chiamare un'amica in un buco di tempo e passare a bere un caffè tra un'appuntamento e l'altro… piccole cose che una città piccola facilita. Vivo in una grande metropoli e godo della vivacità e della varietà di eventi di una capitale. Ma forse la cosa più bella è avere attorno al tavolo il giorno del mio compleanno la mia amica Camilla che è romana, Onochi, giapponese, Martha la brasiliana, Elaine mia amica bretone. Insomma la Modena che ho conosciuto non era ancora così multietnica e multiculturale. Per fortuna ora lo è!».
Modena vista da lontano che contorni assume?
«Modena da lontano é piena di charme. È una bella città in cui si vive bene, culturalmente molto attiva, e c'è la cucina migliore del mondo!».
Ci torneresti?
«Stabilirmi di nuovo in Italia, perché no? Se ci fosse lavoro. A Modena non tornerei per viverci, ma sarei felice di venirci per occasioni di lavoro, magari per qualche mese di tanto in tanto».
Il Festival di Locarno è andato benissimo. Ora che programmi hai?
«“Olmo and the Seagull” di Petra Costa e Lea Glob che abbiamo presentato in prima mondiale a Locarno ci ha dato grande soddisfazione. È un progetto molto importante per me essendo un film ibrido, che tiene insieme documentario e finzione, sulla vita di due artisti (ovvero Serge Nicolai, il mio compagno, ed io) nel momento in cui la protagonista scopre di aspettare un figlio. Un' immersione nella mente e nel corpo di una donna che all'apice della sua carriera deve imparare a lasciar andare un po' di sè per poter vivere questa nuova avventura. È un film sulla trasformazione e sull’amore. Ora mi sto anche preparando per un progetto teatrale molto audace di Guillaume Severac con il Teatro National de Perpignan in cui interpreterò tutti i ruoli femminili di Riccardo II di Shakespeare. E spero, infine, quest'anno di potermi dedicare a un progetto scritto da me che aspetta ormai da troppo tempo».
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