Festival filosofia/ Benvenute idee ed emozioni: ogni anno è una nuova magia
Ancora una volta si vive un’atmosfera particolare, fatta di scoperte e abitudini Con la pesante eredità di un successo che crea aspettative sempre più alte
Lettera aperta al Festival della Filosofia. Sei tornato. Con un nome di battesimo nuovo di zecca: Ereditare. Bel fardello l'eredità. Tu ne sai qualcosa. Ogni anno ti porti appresso numeri e aspettative in crescita. A questo giro devi superare le 206 mila presenze, ne sei consapevole? Fossi in te farei testamento.
Prendi esempio da Angelo Fortunato Formiggini, l'editore nostrano che, oppresso dall'angoscia suscitata dalle leggi razziali, si tuffò di testa dalla Ghirlandina. Ma che nell'ultima lettera alla figlia, capolavoro esposto nella sala della Secchia Rapita, lenisce il dolore con "tanto di cotoletta coi tartufi e lambrusco". Per nulla turbato, alzi le spalle. Mi dici che tra Modena, Carpi e Sassuolo tutti ti amano. E che altrove, da Milano a Palermo, sei conteso oggetto di desiderio.
SCAMPATO AI SEQUESTRI. In effetti a rapirti ci hanno già provato, ma senza tener conto delle tue solide radici. Con un filo di sufficienza mi spieghi che è proprio questa la tua eredità più grande: l'amore della gente. Un afflato profondo che non si esaurisce nel palleggio erudito in cui si dilettano le teste pensanti della tua corte. Anzi, si esprime al meglio nella puntuale attenzione che ti riserva ogni giorno chiunque "sperimenti saggezza prendendo la vita con sereno distacco o stoica rassegnazione".
UNA CERTEZZA. Quanta empatia provi per questi filosofi inconsapevoli! Non posso che darti ragione. Lo confesso, anch'io sono innamorata di te. E quando il tuo prossimo nome non sarà più un segreto, come sempre ne sarò felice perché resterai una certezza. Ecco vedi, sei appena arrivato e io subito cerco di afferrarti per la coda. Cosa che non ho potuto fare stamani all'alba con il cavallo, privo di coda, di Mimmo Paladino, artista emblema della transavanguardia cui Modena ormai dà del tu quasi fosse figlio suo e non di Paduli. L'animalone è parcheggiato nella piazzetta "Paltadori".
SCOPERTA MATA. I battenti del Mata, alias Manifattura Tabacchi, ex fabbrica che nella sua nuova veste sembra un De Chirico metafisico, sono ancora serrati. Eppure è nutrito il gruppo di persone in attesa di godere in anteprima della chiacchierata mostra "Il manichino della storia". Un ragazzino irrequieto che la mamma, intensa passionaria, vorrebbe devoto al cubano Felix Gonzales-Torres, tenta un arduo equilibrismo sulla fontana targata Enzo Cucchi. Ki raccattano al volo per la collottola.
I BIBLIOFILI. Intanto i bibliofili impenitenti se ne stanno in felice pole position a scrutare quella miriade di perle cartacee, rare o consuete, che della "piccola fiera del libro filosofico" di Palazzo Santa Margherita fanno un appuntamento imperdibile. Ed è qui, tra le pagine dei libri che tu inizi. Per poi germogliare e attecchire ovunque. In piazza XX Settembre, ad esempio, dove sei di casa. E dove al momento, grazie alla lectio di Donatella Di Cesare, è protagonista l'intramontabile Heiddegger per cui la filosofia era salvezza e redenzione. A giudicare dall'assenza di sedie libere, sembrano in molti a vederla allo stesso modo.
Anche a metà mattina quando cioè il pensiero comincia a naufragare nel desiderio culinario. Rasseg. nati, nell'anno di Expo lo stomaco non può che avere la meglio sull'elucubrazione. Inutile negarlo, una briciola del tuo successo la devi anche ai tanti famelici del Tullio Gregory fan club che all'immarcescibile accademico dei Lincei farebbero un monumento.
Di fronte ad un abbondante piatto di sublimazioni tradizionali, ossia un gran fritto modenese completo, sono in molti a dichiararti eterno amore. Io però, che ancora mi illudo di essere ragazza, in sintonia con una scelta giovane opto per la “Razion sufficiente”.
IL FASCINO DI BAUMAN. Vengo a sapere da una liceale di Firenze invaghita più di "nonno" Bauman (novant'anni e non sentirli) che di Ezio Mauro, coppia peraltro vincente da tutto esaurito, che le minestre da asporto del mercato Albinelli valgono la trasferta. E da come vanno a ruba non stento a crederlo. Ma a te, che stai lì a godere delle piazze satolle, pare importare poco. Scendi dal pero e guarda quante persone disertano le piazze per le chiese e i timidi anfratti.
Qualcuno tradisce pure Remo Bodei, incontrastato proprietario di Piazza Grande, per tornare bambino con i giochi da cortile. Merita un applauso, il gioco è un'eredità in perdita. Oggi, nel cortile dell'ex chiesa di San Paolo, sembra il contrario. Ma ereditare, nelle sale di via Selmi 67, significa anche capitalizzare le competenze tramandate da padre a figlio. Lo sanno bene i giovani industriali le cui video interviste vanno in onda senza soluzione di continuità.
TANTO DI CAPPELLO. E raccontano la storia di un territorio operoso che in un passaggio generazionale non sempre indolore riconosce una risorsa insostituibile.
Tanto di cappello caro festival, ogni volta tiri fuori il meglio di noi. La tua eredità è anche questa lettera, fanne ciò che vuoi. Marc Augé docet: il destino del testo appartiene a chi legge.
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