Cgil al contrattacco vuole riscrivere un nuovo Statuto
Il sindacato modenese annuncia la stesura di altre regole e un referendum. Fiom appoggia il magistrato Ponterio
«Parole sensate e condivisibili». Lo dice Cesare Pizzolla, segretario provinciale di Fiom Cgil Modena, nel commentare le affermazioni del giudice del lavoro Carla Ponterio, che dal palco di Confindustria Modena pochi giorni fa aveva associato al contratto a tutele crescenti (il Jobs Act) la parola “slogan”, sostenendo che nella nuova normativa non solo non c'è un nuovo contratto, ma nemmeno le tutele crescenti. Facciamo qualche passo indietro. Ospite degli industriali modenesi per parlare di licenziamenti individuali, Carla Ponterio (consigliere presso la Corte d'Appello di Bologna, sezione lavoro) ha parlato di disparità di trattamento tra vecchi e nuovi assunti. «Quello che il legislatore ha modificato – ha detto – è la disciplina del licenziamento e non l'articolo 18 che continuerà ad applicarsi agli assunti prima del 7 marzo 2015. Una volta fuoriusciti questi lavoratori, l'articolo 18 morirà di morte naturale».
Per poi parlare di anomalie e profili di irrazionalità. Mentre con l'articolo 18 dello Statuto la reintegra del lavoratore in caso di licenziamento per motivi economici era la regola e l'indennizzo l'eccezione, con il Jobs Act la regola è diventata la tutela indennitaria, pari a due mensilità per ogni anno di servizio. «Non si può parlare – aveva aggiunto la Ponterio – di tutele crescenti. E questa è la seconda anomalia. L'indennizzo aumenta se aumenta l'anzianità». Le parole del magistrato non potevano rimanere inascoltate dal sindacato Fiom, che si è reso protagonista in questi giorni di un'iniziativa importante per contrastare il Jobs Act e i suoi effetti. Parliamo del D-day, con il quale il sindacato ha fatto arrivare sul tavolo di centinaia di aziende modenesi (e associazioni di categoria) una lettera di diffida dall'applicare il Jobs Act.
«Non possiamo che condividere i ragionamenti della Ponterio – afferma Pizzolla – che si basano su aspetti tecnico-giuridici che da tempo la Fiom sostiene». Non è la prima volta, peraltro, che Carla Ponterio entra in scena su vicende in cui è coinvolta la Fiom. Nel 2011 la Ponterio aveva accolto il ricorso della Fiom contro il contratto separato del 2009 per sette aziende modenesi (tra cui anche la Ferrari e la Maserati): l'oggetto del contendere era il comportamento antisindacale - sostenuto da Fiom Cgil - delle sette aziende nel momento in cui avevano firmato un contratto separato soltanto con Fim Cisl e Uilm Uil escludendo Fiom Cgil. Nel 2012, invece, per la prima volta un giudice, Carla Ponterio appunto, aveva sollevato questioni di legittimità costituzionale rispetto all'esclusione dei delegati Fiom dalle attività sindacali all'interno delle fabbriche del gruppo Fiat, in quanto non firmataria del contratto di gruppo voluto da Sergio Marchionne. Oggi da una parte c’è la Fiom che disapprova il governo e il Jobs Act, dall'altra Confindustria Modena, che ha ribadito come le imprese non si divertano a licenziare.
«Confindustria – replica Pizzolla – deve sciogliere una contraddizione nel suo ragionamento. O sostiene che la legge non verrà mai applicata o che invece la applicheranno. Le due cose non possono coesistere». Il presidente di Confindustria Modena Valter Caiumi nelle sue dichiarazioni (ribadite dal responsabile delle relazioni industriali di Confindustria Modena, Simone Gradellini, nel convegno in cui era ospite la Ponterio) ha tranquillizzato che a Modena non si rischiano licenziamenti senza giusta causa. «Quindi il compito delle parti sociali – prosegue Pizzolla – è di tradurre in un accordo queste affermazioni, poiché invece il Jobs Act permette proprio l’opposto, ovvero di licenziare senza giusta causa con il solo indennizzo e non con il reintegro sul posto di lavoro. La storia delle imprese modenesi ci insegna che la competitività è stata determinata con lo sviluppo delle relazioni contrattuali e la valorizzazione delle professionalità, non con la compressione dei diritti».
E allargando lo sguardo a tutto l’impianto del Jobs Act, la Cgil di Modena annuncia iniziative di contrasto alla legge «a partire dalla contrattazione aziendale – dice il sindacato – e fino ai rinnovi dei contratti nazionali, senza escludere la scrittura di un nuovo Statuto dei lavoratori e lo strumento referendario». Con il recente varo degli ultimi quattro decreti, infatti, è stata completata la riforma, la Cgil dunque dà una valutazione complessiva, inanzitutto confermando «il giudizio negativo sul contratto a tutele crescenti – sostiene ancora il sindacato – che espone il lavoratore al rischio di licenziamento immotivato in qualsiasi momento. Sui controlli a distanza è grave che il governo non abbia accolto le modifiche avanzate dalla Commissione lavoro che chiedeva di vietare l'uso di strumenti utili al controllo dell'attività dei lavoratori e sia invece possibile, d'ora in poi, l'uso di dispositivi per il controllo remoto, pur in assenza di specifici accordi sindacali».
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