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Modena, tangenti per i morti: a processo

di Carlo Gregori
Modena, tangenti per i morti: a processo

La necrofora in servizio a Baggiovara accusata di intascare soldi per suggerire le onoranze “amiche” . In più per l'accusa con una mancia da 50 a 100 euro la vestizione della salma veniva accelerata.La donna era dipendente dell'Ausl. I consigli arrivavano ai parenti subito dopo la notizia del decesso

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MODENA. Verrà processata il 17 dicembre con giudizio abbreviato la necrofora cinquantenne residente a Modena che, da addetta alla camera ardente di Baggiovara, avrebbe preso mazzette per garantire l’assegnazione di funerali ad agenzie “amiche” e anche per “vestire il morto” più in fretta.

UN MALCOSTUME DIFFUSO? Un caso in sè gravissimo, se vero, che ha rivelato una pratica purtroppo diffusa anche negli ospedali di Modena, benché vietata. La data è stata fissata ieri mattina dal gup Eleonora De Marco al termine dell’udienza preliminare alla quale ha partecipato anche la parte civile: l’avvocato Roberto Chiossi assiste un’agenzia di onoranze funebri della Cofim che ha rivelato i presunti maneggi e le tangenti. L’imputata - che all’epoca era dipendete dell’Ausl come semplice addetta alla camera ardente - è accusata per una serie di episodi elencati nella denuncia presentata dall’agenzia delle onoranze funebri modenesi in un esposto del 2010. Per anni, secondo l’accusa, la donna avrebbe preso denaro per “indirizzare” i parenti delle persone appena defunte a scegliere questa o quella agenzia di pompe funebri per il funerale. Alle persone fragili e scosse dal lutto appena avvenuto avrebbe fornito i suoi “suggerimenti”. E se l’affare andava in porto, a lei spettava una quota dall’agenzia “amica” che variava da 50 a 100 euro.

IL DENARO? PRIMA DELLA VESTIZIONE DELLA SALMA Il denaro, stando all’accusa, arrivava anche dalla pratica della vestizione, ovvero la sistemazione della salma del defunto in ospedale prima della consegna per il funerale. La vestizione diventava lenta, se non si dava un “contributo” alla necrofora, accusa la parte civile: c’era sempre qualche inghippo, qualche carta burocratica che non si riusciva a concludere oppure sparivano persino le viti delle bare. Insomma, quella che doveva essere una semplice operazione preparatoria al rito funebre diventava un tormentone che si chiudeva solo con la banconota. Per questo l’accusa è di tentata concussione e di molestie.

La conseguenza di questo comportamento, pare durato a lungo, era l’assegnazione “drogata” di funerali alle agenzie, la mancanza di una vera concorrenza che andasse a vantaggio dei parenti che dovevano poi saldare il conto del funerale, l’impossibilità di scegliere a chi affidare il proprio caro. È un caso, questo, esploso per la prima volta a Modena, ma purtroppo molto diffuso in tutta Italia. E il rischio tangenti sarebbe facilmente ovviabile se venisse saltata del tutto la fase del necroforo ospedaliero permettendo all’agenzia scelta di fare tutte le pratiche.

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