Bodei, il lavaggio del cervello per poter capire il tempo
Applauditissima lezione magistrale: «Siamo tutti emigranti del presente e abbiamo bisogno della memoria e dell’oblio per iniziare qualcosa di nuovo»
Concetto oscuro quello del nostro tempo vissuto. Il tempo come lo spostarsi della lancetta nel circolo dell'orologio è un'immagine comoda ma non l'unica per descriverlo: esso infatti è un concetto a grappolo e ci sono altri modi plausibili di concepirlo.
«La domanda fondamentale a cui trovare risposta è come gestire il tempo della nostra vita e come organizzarci nel connettere tra loro passato, presente e futuro?».
Il professor Remo Bodei, in una Piazza Grande assolata e gremita, ieri pomeriggio nella lezione magistrale “I paradossi del tempo” ha fatto «un modico lavaggio del cervello» come lo ha definito scherzosamente lui al pubblico presente sul concetto di tempo partendo dal pensiero di Sant'Agostino che diceva “Se nessuno me lo chiede io lo so cos'è il tempo”.
«Chi ci assicura che il tempo scorra? Sant’Agostino diceva che noi non ci muoviamo mai dal presente, che il passato esiste solo come ricordo, il futuro come attesa, speranza e poi c'è il presente del presente che è la percezione. Per lui il tempo è elastico: il passato si può trasformare, non l’esattezza dei ricordi ma il loro peso attraverso il perdono e la speranza, che cambia a sua volta il nostro atteggiamento verso il futuro». Questo paradosso è acuito dai poeti del tardo Rinascimento per cui il tempo sta fermo, siamo noi che passiamo. Freud nel 1915 scrisse che il tempo psichico è duplice: mentre c'è un tempo che scorre, in noi rimangono ricordi traumatici che non cambiano mai, c'è un passato che non passa, e così andiamo a due velocità, e arrivò a concepire il tempo psichico come coesistenza della coesistenza e della successione. «La tecnologia dalla fine dell'Ottocento ha messo in discussione l'idea tradizionale del tempo - ha spiegato il professor Bodei, toccando poi il tema dell'eternità - Per Aristotele il tempo è l'intervallo tra due attimi e l'attimo è un concetto extraterritoriale al tempo».
Non pensiamo però che l'eternità sia un tempo infinito; il tempo in quanto scorrimento è emorragia della vita e Severino Boezio diceva che l'eternità è la pienezza del tempo. E ancora: non è stato il Cristianesimo ad introdurre il tempo lineare, ma ha combattuto l'idea dell'eterno ritorno altrimenti Cristo morirebbe sempre sulla croce e l'idea della speranza verrebbe distrutta.
«Questi paradossi hanno intaccato la domanda principale a cui dare risposta. Abbiamo più tempi, più forme di temporalità che usiamo senza saperlo - ha affermato Bodei - L’attuale società sceglie di concentrarsi sul presente ma vivere nel presente non coincide più con il carpe diem: oggi si vive minuto per minuto ma il tempo è evanescente».
In questo modo non viviamo mai ma pensiamo di vivere e preparandoci ad essere felici non lo siamo mai. È sufficiente quindi dimorare nel presente? Bodei ricorre alla metafora della gomena, grossa fune utilizzata per l'ormeggio: «Occorre sgomitolare la fune della nostra vita e riconnettere le tre dimensioni di passato, presente e futuro perché soltanto in questa connessione sta la nostra identità, mettendo tra parentesi il fluire del tempo senza lasciarsi travolgere da esso. La parentesi è il pensiero, la riflessione per un tempo qualitativo. Siamo tutti emigranti nel tempo attraverso la passerella del presente e abbiamo contemporaneamente bisogno della memoria e dell'oblio per cominciare qualcosa di nuovo, come testimonia l'esperienza dei migranti».
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