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Casa Giacomone: la giunta vuole un nuovo progetto

Casa Giacomone: la giunta vuole un nuovo progetto

Serramazzoni. Dopo lo stop all’intervento urbanistico che è finito in tribunale L’assessore Convenuti: «I 40 proprietari devono recepire le osservazioni»

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SERRAMAZZONI. Tutto da rifare nell'ambito della lottizzazione di Casa Giacomone, teatro di uno degli interventi urbanistici più discussi, che ha condotto all'abbassamento del crinale. Il Comune ha dato seguito alla delibera di giunta del 23 aprile con cui si incaricava il nuovo Ufficio tecnico di avviare l'istruttoria finalizzata all'annullamento in autotutela del piano particolareggiato relativo. E dopo gli accertamenti, è formalmente partito l'iter che stoppa tutti gli atti emessi dopo l'approvazione del piano nel Consiglio del 16 gennaio 2007. A essere interessati sono circa 40 proprietari, convocati nei giorni scorsi a un incontro in cui si è fatto il punto sulla vicenda alla luce anche della delibera con cui la Provincia il 19 luglio 2011 ha dato il suo parere negativo evidenziando molteplici criticità. «Adesso – spiega l'assessore all'Urbanistica Andrea Convenuti – sta ai privati recepire le osservazioni e stendere un nuovo piano che rientri nei parametri del Prg. Non si fanno varianti perché la Provincia si è già espressa chiaramente in merito: bisogna adeguarsi al sistema di tutele previste. Noi siamo disponibili a esaminare proposte». Questi gli ultimi sviluppi sul fronte amministrativo. Su quello penale invece si registra la nuova udienza del processo che vede imputati l’ex responsabile dell’Ufficio tecnico Enrico Tagliazucchi, la sua collaboratrice Enrichetta Giacobazzi, il geometra comunale Daniele Gorrieri e sul fronte privato gli ingegneri Adriano Vandelli (progettista) e Alessandro Giovannini (committente), entrambi soci Cooprocon, società però estranea al caso. In apertura di udienza giovedì l'avvocato Andrea Mattioli, parte civile per il Comune, ha chiesto proprio l'acquisizione dei nuovi atti relativi all'avvio dell'iter di annullamento. Poi si è ultimato l'esame di Vandelli, che si è difeso con forza dalle accuse, incalzato più volte. Il pm Marco Imperato ha sollevato perplessità sul computo metrico e altri documenti relativi al piano che sono stati presentati senza timbro di protocollo. Ma si è dibattuto soprattutto sul famoso errore di 28mila metri sulle carte che ha spinto Vandelli, in qualità di progettista, a disporre un aumento della superficie fondiaria (l'area di abitazioni e pertinenze) del 75% e di quella a verde del 67%. «Perché non è mai stato segnato per iscritto questo errore?» ha chiesto. «È passato come una cosa ininfluente» ha risposto Vandelli. «Mi sembra molto strano, posto che ve ne eravate accorti – ha replicato lui – non capisco". Mattioli invece ha evidenziato criticità sul movimento di terra e rocce e ha sottolineato che i lavori sono iniziati senza autorizzazione paesaggistica». (d.m.)

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