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Dinastie e artisti, legami con Parigi

Dinastie e artisti, legami con Parigi

L’architetto modenese Vigarani costruì il Teatro delle Tuileries per il Re Sole

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È stato cortese e arguto il presidente Hollande nel suo saluto a Modena, ricordando Napoleone e i collegamenti con l’Accademia Militare, insistendo sul patrimonio storico di una città che riassume in sè la ricchezza di un’eredità millenaria, comune alla civiltà europea. Un garbo, il suo, che ha fatto il paio con gli accenni alle capacità manifatturiere e alle risorse agroalimentari della nostra provincia.

Peccato che nella sua visita-lampo il leader francese non abbia potuto fermarsi almeno per qualche ora a vedere Modena come un turista francese, curioso e colto, senza obblighi di protocollo. In quel caso avrebbe potuto trovare tanti legami tra la città della Ghirlandina e la Francia, Parigi in testa.

Lasciamo perdere Napoleone, che occupò Modena 4 ottobre 1796 e passò qualche notte a Palazzo Ducale, forse nelle stesse stanze del duca Ercole III, fuggito. E i sequestri come “debiti di guerra” delle opere alla Pinacoteca Estense, una delle più grandi d’Europa; solo dopo il congresso di Vienna Modena potè riavere una parte dei capolavori grazie al genio di Canova. Molto è ancora al Louvre e i francesi possono ammirare quelle opere. Forse Hollande potrebbe essere giustamente orgoglioso di scoprire che l’architetto Gaspare Vigarani, progettista della chiesa di S.Giorgio e della Palazzina del giardino botanico a pochi metri da dove stava parlando, è lo stesso che fu chiamato dal potentissimo cardinale Mazzarino a Parigi nel 1659, con l’incarico di preparare le scenografie e gli apparati per il suo matrimonio. Giusto cinque anni prima, il duca Francesco I aveva celebrato il suo di matrimonio con Lucrezia Barberini; lo splendore di quelle feste durate settimane, davanti al nuovo (per l’epoca) palazzo ducale che stupiva i sovrani del continente, fu riportato a Parigi. Gaspare Vigarani cominciò subito a costruire per apparati e macchine per le feste per Luigi XIV, il Re Sole, e poi il Teatro delle Tuileries. Il figlio Carlo, nato a Modena, cresciuto in Francia e felice della sua nuova patria, fondò l’Acadèmie Royale de Musique et Danse da cui poi nascerà l’Opéra di Parigi.

Ma non è questo l’unico legame forte tra il Ducato di Modena e la Francia. Francesco I d’Este, il cui busto del Bernini varrebbe da solo un viaggio a Modena, cercò con le alleanze e le guerre franco - spagnole di recuperare Ferrara alla dinastia. Inutilmente. Ma il potente cardinale, sempre Mazzarino, riuscì a far maritare sua nipote Laura Martinozzi con Alfonso IV d’Este. A Parigi lei e le due sorelle erano le Mazarinettes”, ospiti allegre dei salotti, mentre a Modena la duchessa Laura fu la garante dello Stato.

Tra tante ragioni per essere orgogliosi del legame particolare che unisce Modena a Parigi ce n’è uno in particolare, ed è la Bibbia di Borso d’Este, un capolavoro mondiale del Rinascimento italiano nel Quattrocento. Cinque secoli dopo, nel 1923, il volume arriva nelle mani del libraio parigino Gilbert Romeuf.

Glielo ha consegnato da Zita di Borbone, moglie di Carlo d’Asburgo, l’ultimo imperatore d’Austria Ungheria.

Romeuf avvisa l’amico bibliofilo napoletano Tammaro De Marinis, che ne ottiene l’opzione e avvisa l’Italia. Il neonato governo Mussolini non se ne cura ma grazie all’industriale Giovanni Treccani l’opera torna in patria, a Modena. Di questo e tanto altro dobbiamo essere grati alla Francia.

Saverio Cioce

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