«Il futuro ci fa paura così pensiamo soltanto al presente»
Per Hartog l’uomo di oggi continua ad essere ossessionato dalle “minaccia” rappresentato dalle incognite del domani
Scomparsa del concetto di futuro, in una società dove invece si fa spazio il presentismo. Il concetto di presentismo François Hartog l'ha coniato dodici anni fa e ancora oggi è presente. Il tema dell'eredità si sposa così con quello di tempo nella lezione di Hartog “Primato del contemporaneo”. «Negli ultimi 35 anni – ha spiegato Hartog – si è verificata una progressiva sparizione del concetto di futuro, così come si immaginava nel modernismo.
Nel Novecento si immaginava il futuro come qualcosa di glorioso, fatto di splendore e positività. In Europa ci sono state due date significative per comprendere questa differenza nella concezione di futuro. La prima è il 1789, la rivoluzione francese che ha dato il via ad una nuova visione del futuro. La seconda è il 1989, ovvero la caduta del comunismo, che ha creato un buco nero nei confronti delle aspettative circa il futuro.
Oggi abbiamo molti segni che riguardano questa chiusura del futuro. Oggi guardiamo al futuro come portatore di pericoli e catastrofi. Quindi cerchiamo di difendere il nostro presente contro le minacce del futuro. Ma queste minacce le abbiamo create noi, con il nostro agire o non agire». L'uomo contemporaneo, dunque, si trova di fronte ad un dilemma: agire per prevenire le minacce del futuro, o non agire, ovvero cristallizzare il presente. Hartog parla del tempo, del concetto di regime di storicità, uno strumento attraverso il quale si riflette sul tempo in cui siamo calati. «Se pensiamo a quelle date – prosegue Hartog – nel 1989 questo regime di storicità cessa e se ne crea un altro, che è il presentismo. È nel presente che noi costruiamo sia il nostro passato che futuro». Il concetto di presentismo continua ad essere valido anche oggi, nonostante Hartog lo abbia coniato dodici anni fa, perché collegato alle minacce del futuro.
«La paura di ciò che verrà – continua a spiegare Hartog – ci porta a vivere e ad approfittare del presente. C'è stato un momento di sosta causata dalla crisi del futuro che ci preoccupa. Io penso che il presentismo continui ad installarsi nella nostra società. Ci sono tre esempi. Il primo è quello di internet, che è una cristallizzazione del presente, dove tutto nasce e continua vivere per sempre nelle rete. Il secondo è quello di economia finanziaria, che dipende dal presente. Il terzo esempio è la crisi di una visione della politica, che non più una visione di politica di lungo termine, perché è stata sostituita dalla comunicazione politica, che spesso si risolve in un tweet». E ci sono più forme di presentismo, perché tutti noi abbiamo diversi modi di vivere il presentismo. «Ci sono i presentisti felici – conclude Hartog – che sono quelli che riescono ad essere più flessibili alle modifiche del presente. E i presentisti tristi, categoria nella quale rientrano i migranti, i disoccupati, i giovani che non riescono più ad avere ua sicurezza lavorativa. Il presentismo è una categoria concettuale, che può essere modellato a seconda degli individui».
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