«Le nozze? Oggi cercate da chi non può averle»
Melloni: «Convenzione in forte crisi, ma il problema vero è il tipo di sentimento che c’è alla base»
Che cosa rappresenta oggi il matrimonio? Perché non funziona più questa convenzione sociale? Sono le domande emerse nel corso della lezione magistrale dello storico del cristianesimo Alberto Melloni, dedicata al matrimonio post-tridentino tenuta ieri a Carpi.
«Da un lato sembra che il matrimonio faccia schifo a tutti, fuorché a chi non lo può avere, tant'è che gli omosessuali lo ritengono la soglia sotto la quale c'è discriminazione e sopra la quale c'è uguaglianza; - ha spiegato lo studioso- dall'altro è al centro di un gigantesco dibattito pubblico».
Alberto Melloni è da tempo impegnato nello studio della storia del papato e nella ricerca dell'evoluzione delle istituzioni ecclesiastiche in epoca contemporanea, conoscitore profondo del Concilio Vaticano II, è successo a Giuseppe Alberigo nella veste di Segretario della Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII di Bologna , è considerato una delle voci più autorevoli in materia di rapporti tra politica e Chiesa nel Novecento «Nel 1965, chiunque avrebbe detto che l'amore era il contrario del matrimonio, mentre oggi la mancanza di questo viene considerato un elemento deterrente». È con l'eredità del passato, quella biblica in primis, che occorre confrontarsi per comprendere i limiti della concezione contemporanea di questo modello di unione. Se la Bibbia ci fornisce due racconti della Creazione in cui uomo e donna si raffrontano e si contrappongono, nel Vangelo (Matteo 5) Gesù ci dice che è possibile una vita dell'uomo e della donna come in principio, scardinando l'idea contenuta nella Genesi e l'idea di matrimonio romano. «L'eredità lasciata da Gesù è molto complessa perché non ha moglie, non si occupa della famiglia. Infatti, quella del matrimonio cristiano, non è una sua invenzione». Sarà il tempo, dunque, e i suoi successori a fondare l'idea di indissolubilità del matrimonio.
Fino al Quattrocento bastava il consenso tra coniugi per avere un matrimonio, non occorreva un officiante, e questo poteva avvenire anche tra persone dello stesso sesso. Fu solo nel Settecento che evolse in un contratto, inteso come legittimazione degli atti.
«Lo stuolo di giovani che non va né dall'assessore, né dal parroco, per legittimare la loro unione, pensando che in questo modo soffriranno meno, fa tenerezza. Non si rendono conto che sono già indissolubilmente legati. Non è il contratto che fa soffrire ma il sentimento che li lega» ha affermato Melloni gettando lo sguardo sul presente. Accanto alle decisioni personali ha evidenziato come divorzio breve, femmincidi e pedofilia siano indicatori di un malessere sociale profondo. Il matrimonio tridentino, raffigurato dal Concilio Vaticano II, si fonda su tre caratteristiche ormai superate: il contratto, il fine che è la procreazione, la presenza di un'autorità che lo celebra. «l problema vero è che oggi dobbiamo ripensare la relazione sponsale partendo dalla considerazione che non può essere imprigionato da una convenzione sociale, e che occorre ripensarlo come relazione nel tempo, non basata esclusivamente sul romanticismo ma sull'amore come possibilità e fedeltà».
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