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Caccia, doppiette in calo in 15 anni sono dimezzate

Gli appassionati oggi imbracciano i fucili, ma da 10mila ora sono passati a 4.500 Riaperta l’attività venatoria anche nei comuni alluvionati dopo lo stop del 2014

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Le polemiche non sono ancora iniziate ma le doppiette sono in azione da stamattina.

Il 20 settembre è infatti il D-Day per 4500 cacciatori modenesi più 1500 di altre regioni che da oggi sino a primavera scelgono boschi e campagne vicino ai fiumi per le loro battute a caccia di selvaggina. Il numero dei praticanti è più che dimezzato in quindici anni: nel 2000 erano più di diecimila. La caccia non attira più, solo il 5% ha meno di 30 anni e l’età media è di 59 anni.

In questo piccolo mondo però va sempre più di moda la caccia al cinghiale che appassiona più di 2000 praticanti. Gli altri preferiscono la caccia più tradizionale a lepri e fagiani con il cane da ferma.

Il ricambio è lento: la maggior parte dei cacciatori che si abilitano ogni anno, una cinquantina in media, è di età compresa tra i 18 e i 30 anni.

Comunque che gli animali da abbattere siano sia autoctoni, d’allevamento o da ripopolamento poco importa. «È’ vero - ammettono oggi molti cultori di Diana - che troppi vengono solo per fare il tiro al bersaglio ma la nostra passione è autentica: non ci alza all’alba, non si parte al freddo al buio e non si cammina ore, buttandosi in mezzo ai rovi, solo per una lepre o una beccaccia. Noi la natura la viviamo in maniera selvaggia».

La caccia a lepri e fagiani prosegue fino al 6 dicembre, ad esclusione del martedì e il venerdì, con limitazioni a seconda del tipo di caccia, mentre per gli altri migratori il termine cambia seconda della specie. Nei siti di Rete natura 2000 (Sic e Zps), inoltre, sono in vigore altre limitazioni.

Tra le novità di quest'anno, pochissimo gradite dagli ambiengtalisti, c’è di nuovo la possibilità di sparare contro lepri e fagiani anche nelle aree colpite dall'alluvione del gennaio 2014, dove lo scorso anno era scattato il divieto per garantire il riequilibrio faunistico. «È un’esigenza ora superata» decreta la Provincia.

In vista dell'apertura, i cacciatori modenesi stanno ritirando nei Comuni di residenza il tesserino regionale, un libretto dove ogni cacciatore deve trascrivere negli appositi spazi oltre la data, la sigla dell'Atc o Afv anche il tipo di caccia svolto quel giorno: da appostamento o vagante, alla migratoria stanziale o di selezione).

Il calendario venatorio, dove sono elencati anche le limitazioni ai carnieri, le specie cacciabili e le modalità di caccia, è disponibile nel sito www.provincia.modena.it nella sezione Politiche faunistiche.

Intanto è già partita la caccia individuale di selezione al cinghiale, mentre la caccia di selezione al cervo è prevista da ottobre a marzo, con limitazioni, al fine di contenere una specie in aumento che sta provocando diversi danni in particolare al patrimonio agroforestale. È confermato l'obbligo di indossare indumenti ad alta visibilità per i cacciatori alla piccola fauna stanziale e alla beccaccia che frequentano le aree dove si svolge la caccia collettiva al cinghiale che parte il 1° ottobre.

In cosa consiste? Ogni cacciatore deve indossare almeno un capo (pantaloni, camicie, gilet e cappello) di colore giallo o arancione per essere più visibile.

E i controlli? Solo 15 agenti della Polizia Provinciale; collaborano anche alcuni nuclei di Gev, Gel, guardie volontarie di associazioni ambientaliste e venatorie e le tre guardie venatorie degli Atc.

Saverio Cioce

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