Gazzetta di Modena

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Festival Filosofia 2015

«La fame nel mondo, l’eredità maledetta»

di Gabriele Bassanetti
«La fame nel mondo, l’eredità maledetta»

Stefano Rodotà: «Inammissibile che l’umanità non sia ancora riuscita a debellarla. Anzi ora torna anche nelle zone ricche»

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Fame, diritto al cibo, dignità. Stefano Rodotà, ospite ieri pomeriggio in piazza Garibaldi a Sassuolo, ha creato con una serie di precisi riferimenti un legame diretto fra la fame atavica ed ereditaria dell'uomo, la sua condizione di dignità come persona e la situazione odierna, in cui molti aspetti di questa dignità vengono calpestati. La conclusione è proprio che «solo un paese che riconosce il diritto al cibo può dirsi realmente civile e democratico». Diritto al cibo che, se sembra affermazione scontata, non lo è affatto. «La parola cibo è spesso associata a fame. La fame atavica è quella che ricorda chi l'ha patita in passato ed è la drammatica eredità di intere società. Ma è proprio legandola alla parola eredità, tema del festival, che la parola fame mantiene soltanto le sue accezioni negative. Tre miliardi di persone al mondo in condizioni che vanno dalla malnutrizione alla fame senza speranza consentono di parlare a ragion veduta di maledizione ereditaria».

Il “diritto al cibo” non è nemmeno oggi una condizione riconosciuta. Ma si tratta proprio di un'invenzione piuttosto recente, come ha spiegato Rodotà: «Se partiamo dalle opere di carità del Vangelo, dare da bere agli assetati e da mangiare agli affamati, siamo nell'ambito delle diseguaglianze, cogliamo il dovere di chi è nato con il dono della ricchezza di farsi carico della povertà di chi non ha avuto questo dono. Ma siamo nell'ambito della benevolenza e della carità. La rottura vera avviene con “Lo spirito delle leggi” di Montesquieu nel 1748. E' qui che per la prima volta viene incluso fra gli obblighi dello stato quello di garantire il cibo, il vestire e una vita che metta la persona al riparo dalle malattie. E qui che nasce l'idea di dignità della persona. E il riferimento a un'esistenza libera e dignitosa è ancora più chiaro nell'articolo 36 della nostra Costituzione dedicato al lavoro e alla sua adeguata retribuzione». Ma ancora nell'era moderna il diritto al cibo è prima sfumato e solo dopo diventa evidente. «Nella dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 non è ancora esplicitato. Prima ci si è riferiti alla lotta alla fame nel mondo, nobile obiettivo che ha portato però anche distorsioni e abusi: corruzione, uso di alimenti impropri in comunità che non li potevano consumare, invio di beni scaduti. Facciamo ancora riferimento alla dignità della persona e in questo caso all'ereditarietà delle sue tradizioni e delle sue credenze. In nessun caso il bisogno di nutrimento ad ogni costo può azzerare questo tipo di caratteristica della persona, nelle scuole come nelle carceri le credenze e le limitazioni al consumo di certi cibi devono essere rispettate.

Solo di recente arriviamo al diritto al cibo chiaramente esplicitato, che diventa punto essenziale della vita privata e pubblica di una persona». E oggi qual è la condizione in relazione al diritto al cibo, in Italia e nel mondo? «Da un lato dobbiamo ancora uscire dalla contraddizione del cibo ad ogni costo. Non dovremmo e non dobbiamo accettare che sulle nostre tavole arrivino alimenti che sono stati prodotti tramite la schiavitù di altre persone. Sappiamo del caporalato e dello sfruttamento ma mettiamo lo stesso quel cibo in tavola, venendo ancora una volta meno al legame diretto fra il cibo, i diritti e la dignità personale.

Dall'altro ci troviamo a combattere con la sovranità sempre più insistente del mercato: dobbiamo porci il problema di fondo se la voce cibo, come altre che possono essere l'acqua ma anche la conoscenza tramite la rete, tutte necessarie per formare una persona compiuta e con diritti, possano rientrare nelle logiche di mercato o debbano essere considerate beni primari. Vediamo i casi limite come quelli delle multinazionali che creano sementi sterili, negando l'eredità del ciclo naturale e piegando la nutrizione alla potenza del mercato. Alla fine la parola chiave è la dignità, aspetto legato a doppio filo col diritto al cibo».

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