Civati a Modena, ma “salta” la raccolta firme
L’ex Pd polemico con Muzzarelli. Il sindaco replica: non si sfrutta il Festival Filosofia a scopi politici
MODENA. In teoria doveva essere un’occasione per «incontrare i cittadini e le cittadine e promuovere i referendum lanciati dal movimento “Possibile”». In pratica, la visita lampo di Giuseppe “Pippo” Civati, deputato uscito a maggio dal Partito Democratico, si trasforma ben presto nel “caso politico” della domenica modenese.
Sul piatto finisce la raccolta firme per gli otto quesiti referendari che, spiegano i promotori, «hanno lo scopo di mettere un freno alle politiche del governo». Una campagna giunta ormai al rush finale, tanto che ieri si è concluso l’ultimo weekend utile per superare il tetto delle 500mila firme necessarie. Per raggiungere l’obiettivo stata lanciata a livello nazionale una vasta campagna di mobilitazione, con banchetti in gran parte delle piazze italiane. Non a Modena, però, dove il movimento si sarebbe visto negare l’autorizzazione.
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«Ci hanno detto che tutti gli spazi erano già occupati dal Festival della Filosofia», spiega la portavoce del comitato modenese, Maria Laura Marescalchi. Per rimediare, l’appuntamento è stato spostato in un bar, l’Aperitif Manà di via Castellaro. Che però ieri pomeriggio, poco prima dell’arrivo di Civati, avrebbe impedito la raccolta delle firme, su indicazione del Comune. Nonostante, giurano gli attivisti, la natura dell’evento fosse stata chiarita fin dall’inizio.
Un intoppo che ha parecchio infastidito Civati, che non ha concesso sconti: «Ricordo agli amministratori locali, soprattutto a quelli del Partito Democratico o “fu Democratico”, che i referendum sono istituti previsti dalla Costituzione. Noi andiamo avanti lo stesso, vorrà dire che porteremo le firme in Cassazione aggiungendo idealmente quella del sindaco di Modena».
Sul posto sono intervenuti anche diversi consiglieri comunali. Da Giulia Morini a Domenico Campana, passando per Marco Cugusi e Francesco Rocco. Proprio quest’ultimo ha espresso solidarietà ai «compagni di “Possibile” e ha ventilato l’ipotesi di un’interrogazione «per avere le idee più chiare su quello che è successo».
Dal bar forniscono però una versione completamente diversa. «Ci era stata presentato come un evento privato, un incontro di Civati con i suoi sostenitori. Nessun accenno alla raccolta delle firme» spiega il titolare, Marco Bassi. «Ho appreso della vera natura dell’evento solo dai media. A quel punto sono andato di mia iniziativa in Comune, dove mi hanno spiegato che in occasione del Festival non si sarebbe potuta tenere una raccolta firme». Ma, tiene a precisare Bassi, il suo parere sarebbe stato comunque negativo, perché «non voglio che la mia attività commerciale sia legata a questo o quel partito. Per questo – continua – quando sono arrivati, gli ho detto che sarebbero potuti rimanere senza però procedere con la raccolta». Dopo un lungo stallo, comunque, il Comitato ha iniziato a raccogliere le firme «e allora - spiega Bassi - li ho mandati via». A quel punto i civatiani si sono spostati verso piazza Grande dove era ancora in corso la lectio magistralis di Federico Rampini.
Nel tardo pomeriggio arriverà anche la replica del sindaco, affidata a Facebook. Muzzarelli premette innanzitutto che «il Festival Filosofia, da quando si tiene, ha come criterio quello di valorizzare la città senza che il grande afflusso di persone venga utilizzato per altri obiettivi». Si tratterebbe insomma di una «prassi ormai consolidata», anche perché «altrimenti ci sarebbe un'infinita serie di stand in giro, non consoni allo spirito del Festival». In ogni caso, tengono a precisare dall’Amministrazione, «non ci risultano richieste di autorizzazione da parte di Possibile».
La campagna è ormai agli sgoccioli. Per firmare gli otto quesiti, che riguardano alcune delle riforme più discusse del Governo Renzi – l’Italicum, il Jobs Act, la Buona Scuola – rimangono ormai pochi giorni (la scadenza è fissata per il 25 settembre).
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