Gazzetta di Modena

Modena

«Giovani, non rassegnatevi ma prendetevi il futuro»

di Gabriele Bassanetti

Galimberti con adolescenza ha affrontato il momento vissuto dai ragazzi di oggi «Le prospettive non sono delle migliori, sta a loro reagire e conquistarlo»

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La minaccia di maltempo, che ha indotto a spostare la lezione di Umberto Galimberti da piazza Garibaldi a piazzale Avanzini al coperto, ha reso ancora più evidente la massiccia partecipazione al Festival a Sassuolo e a questo evento in particolare. L'argomento, "Adolescenza", è risultato fondamentale per come è stato declinato, interamente nel tentativo di capire il possibile futuro dei giovani.

Al momento il futuro manca, secondo Galimberti, ed è stata l'evoluzione della società a rubarlo, non seguendo, accompagnando e cercando di capire di cosa ha bisogno un bambino e un ragazzo nella sua crescita fisica e personale.

Già entro i 6 anni di vita - spiega Galimberti - si sviluppano le mappe cognitive ed emotive (che non cambieranno più) della persona, quelle che determinano la modalità di percepire e interiorizzare ciò che avviene. «In una società in cui tutti e due i genitori devono lavorare e i figli sono gestiti dalle tate, ai bambini mancano i riscontri proprio mentre si formano. I loro perché, le domande filosofiche con cui ricercano il principio di causalità e il senso del mondo che li circonda, spesso non vengono soddisfatti.

Poi arriva la scuola: «Le elementari in Italia funzionano molto bene - spiega ancora Galimberti - ma spesso il conflitto genitori-insegnanti è un altro elemento che disorienta il bambino. Alle medie compare la sessualità, si entra in un fondamentale momento di accettazione di se stessi e della propria corporeità. Il ragazzo si trova davanti a una realtà che gli appare tutta riscritta, senza la facoltà di capirla. Vanno compresi i nostri figli, che passano da grandi euforie a malinconie in un attimo. Vivono una crescita di cui non sono coscienti».

E si arriva alle superiori «dove si studia ma manca l'educazione ai sentimenti. Nasciamo fatti di impulsi, quando arrivano le emozioni ci devono insegnare a governarle, a capire la risonanza emotiva di un mio gesto sugli altri. Mancando questo passaggio, a volte non arriva nemmeno la semplice percezione del bene e del male, subentra la psico-apatia, l'incapacità di registrare ciò che la nostra mappa cognitiva non ha tracciato. I sentimenti vanno insegnati, non sono per natura ma si imparano per cultura. Nella letteratura umanistica fatta di libri, sono tutti rintracciabili. Nelle società tradizionali contadine venivano insegnati dai nonni attraverso le favole in cui c'erano il bene e il male, le situazioni sbagliate da superare. Una scuola riempita di computer e già orientata sulla specializzazione professionale dimentica la formazione della persona. E non è attrezzata a fare diversamente, per struttura e conoscenza dei docenti».

E si arriva al momento di scegliere cosa fare nella vita: «Ma a questo punto ci si accorge che manca il futuro, siamo entrati nella società nichilista teorizzata da Nietsche 130 anni fa: manca il futuro, la risposta ai perché, i valori si svalutano. Ciò che il cristianesimo aveva infuso in termini di ottimismo nella società occidentale, scacciando la paura della morte con la speranza di un'altra vita, si azzera in un mondo moderno in cui il futuro non si vede e non si sa neanche contro chi rivoltarsi per riprenderselo. L'antagonista infatti non è un padrone, ma il mercato, che non è individuabile». Cosa fare? «Non lo so, ma se è vero che il futuro non sta attendendo i giovani, è anche vero che sarà comunque loro, inevitabilmente. Quindi se lo prendano, non si rassegnino».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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