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«Fate scegliere al pubblico il tema del nuovo festival»

di Arianna De Micheli
«Fate scegliere al pubblico il tema del nuovo festival»

La “lista della spesa” del popolo che ha affollato le tre città nello scorso weekend chi chiede il sondaggio via Facebook, chi lezioni più vivaci e chi solo altre sedie...

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«Dunque, premesso che Bauman è il numero uno, a me il festival della filosofia garba perché lo seguo da tre anni e non mi ha ancora ammorbato. Conosci Gianrico Carofiglio?». Non di persona. Ma ho letto tutti suoi libri. «Anche mia madre. Lo idolatra. Non si perderebbe la sua lezione per nulla al mondo. Vuole che stasera l'accompagni. Beh, mi auguro che il tipo valga la rinuncia ad una pizza con quei flippati dei miei amici. Ecco…io agli organizzatori dico di spingere un po' di più sul dibattito finale. Altrimenti resta un discorso a senso unico, no? Lo so che è sempre un casino passare il gelato. Di solito fischia, s'incanta e chissà perché non arriva mai a chi davvero ha qualcosa da dire. Ma ora c'è un'app fantastica che trasforma ogni smartphone in un microfono. Facile. Ah, un'altra cosa… puoi scrivere che il tema del festival dovrebbe proporlo la gente? Basta sfruttare meglio Facebook. Fai un forum, stili una classifica degli argomenti più gettonati e scegli quello che tira di più».

Non fa una piega. Mi sfugge il tuo nome ma so che hai diciassette anni appena compiuti. So anche che tutto sembri fuorché un «adolescente privo di stimoli». E' così che invece ti vorrebbe Umberto Galimberti. Lui che, dopo averti chiesto "Giovane, hai paura?" (2014), ti scandisce in un orecchio: "I giovani non ereditano più niente. In primis perché i padri oggi non fanno i padri". Suppongo che l'esimio parli con cognizione di causa ma mi sembra un tantino impietoso. Fossi in te Giulia metterei qualche puntino sulle i. Ti incontro in Piazza XX Settembre reduce dall'egittologo tedesco Jan Assmann. Sebbene la tua adolescenza stia sfumando nel ricordo, conservi un viso giovanissimo, luminoso. «Studio lettere classiche a Bologna. Credo di dover colmare parecchie lacune, specie in filosofia. Vorrei che durante il festival fosse concesso maggior spazio al pensiero dei filosofi dell'antichità». Quando non studi capita che aiuti tuo padre nel bar sul retro del mercato Albinelli. Grande lavoratore spesso in anticipo sull'alba, papà Michele insieme ad Anna è sempre sul pezzo. Da lui hai ereditato umiltà e consapevolezza. Del tuo valore come persona e della tua rilevanza in questo mondo. Sì Giulia, è gran bel patrimonio, ne sono convinta. Così come sono persuasa che il lascito più importante del quindicesimo festival della filosofia non possa che tradursi in una rinnovata fiducia nei nostri figli. Osservateli bene. A giudicare dalla caparbietà con cui si professano estranei al pensiero omologante i nostri ragazzi sono molto meno smarriti di quanto ci fa comodo ipotizzare. Detto questo, sua maestà festival è ancora imperfetto. Meno male. L'imperfezione presuppone un margine di miglioramento che è garanzia di crescita. Se la formula funziona - e qui funziona - cambiarla sarebbe follia. La messa a punto resta però indispensabile. Care signore, eterne amiche (quattro) che della maratona filosofica avete fatto onore al merito, ho capito che per voi tutto è magnifico.

«Ah, bravissimi…godere di una Modena così viva è una soddisfazione impagabile! Dovrebbe succedere almeno due volte all'anno». Eppure vi vedo perse, vagate come segugi che hanno smarrito l'usta. Cercate forse qualche sedia libera? Concordo, l'ex sindaco di Venezia, alias Massimo Cacciari, vale novanta minuti in piedi. Un destino, quello del palo, condiviso da molti e sottolineato a più voci. «Da un lustro a questa parte non ci perdiamo un festival. Nulla da recriminare. Però qualche sedia in più aiuterebbe…».

Mezza età, accento toscano. La moglie me lo soffia sotto il naso senza troppi complimenti. Occhio di lince, ha individuato l'unico posto libero a ore dieci. Lui resta in piedi. Urge una piantagione di sedie a perdita d'occhio. Sarà banale ma evita il disappunto e incrementa l'indice di gradimento. Altro da aggiungere?

«Dovrebbero impedire ai relatori la lettura monocorde e incolore dei propri appunti. Nutrivo grandi aspettative nei riguardi di Zagrebelsky ma la sua lectio si è rivelata una cocente delusione». Parola di Alessandro, strenuo difensore delle buone letture, del galateo sempre e comunque, delle personalità "rotonde". Quarantenne diretto e senza peli sulla lingua, "Alle" per gli intimi si sincera che io abbia preso nota. Meritano una nota anche Monica e Luca del caffè Dolceamaro su via Emilia.

Nonostante propongano un menù firmato Tullio Gregory a 23 euro - erbazzone, risotto con verza, tortellini alle erbette, fagioli in umido - sono esclusi dal flusso del pensiero filosofico. «Ad essere sinceri speravamo in un maggior riscontro. Siamo dietro l'angolo ma è come se fossimo in periferia». Il bar affaccia su Piazzetta Muratori. Terra di nessuno, se la filano in pochi. Due paginette erudite, qualche libro in trasferta da Palazzo Santa Margherita, uno spuntino al volo …incontriamoci anche qui il prossimo anno.

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