Imputato per estorsione al giudice: «Ricatto a Montezemolo? Ma gli ho dato una notizia»
In tribunale a Modena ha deposto il finto prete oggi frate: «Una donna mi disse che era sua sorellastra Lo avvertii che pubblicavo la storia, poi si parlò di 180mila euro in inserzioni»
MODENA. «Non ho mai detto che quell'articolo non sarebbe mai uscito se avessero comperato spazi per la pubblicità», ha puntualizzato. E quando il giudice gli ha chiesto in cosa consistesse allora il suo potere di fronte alla sua richiesta di una ingente somma di denaro, ha risposto quasi stupito: «Facevo tutto questo per tutelare la figura di Montezemolo. E poi i soldi non li ho presi e non è successo niente». Gennaro “Rino” Senatore se ne poi è andato dispensando a tutti dei “Pace e bene, pace e bene” dopo aver cercato di scorciare alle domande del giudice Barbara Malvasi che gli chiedeva chiarimenti sulla contorta ricostruzione che aveva appena terminato di dare sul caso di presunta tentata estorsione ai danni dell'ex presidente della Ferrari Auto di Maranello. Senatore, imputato unico in questo processo che riguarda un'accusa di ricatto di ormai cinque anni fa, è comparso con barba e sandali come si addice a un frate. Ha preso i voti dopo un periodo di affidamento, ha cambiato vita, ha raccontato.
LA CONVERSIONE Una conversione religiosa per l'ex oste bolognese già diventato celebre come finto prelato: Michel Uppman, sedicente superiore generale dell'Opera San Michele Arcangelo, poi sconfessato e costretto a dimettersi ed arrestato. Una vita spericolata tra divise da ufficiale, da chef e da sacerdote e accuse di truffa nonché per le lettere di minacce all'ex sindaco Sergio Cofferati firmate Pcc e anche la notorietà come lanciatissimo oste titolare di un locale a Bologna.
Senatore ieri nell'aula del tribunale ha spiegato perché aveva chiesto 180mila euro a Montezemolo. Ha raccontato al pm Francesca De Santis che in quel periodo aveva pensato di riaprire “Il popolo d’Italia”, il giornale di Mussolini, e di diventarne direttore responsabile. Tra gli articoli che stava selezionando per il primo numero, gli è arrivata la proposta per uno che a suo avviso era esplosivo. Una donna raccontava di aver scoperto, insieme a suo fratello, di essere la sorellastra di Montezemolo. Lo avrebbe comprovato un'analisi del dna della saliva trovata su un bicchiere a flute dove aveva appena bevuto Montezemolo durante un party.
IL PRESUNTO SCANDALO. La rivelazione pubblica di uno scandalo familiare dal sapore così ottocentesco secondo “Rino” Senatore poteva danneggiare seriamente la figura del presidente della Ferrari. Per questo lo ha contattato. Ne è scaturita una serie di sms finché è entrato in contatto con uno stretto collaboratore, anche lui funzionario Ferrari.
«Mi ha detto che secondo lui la notizia era una bufala - ha spiegato Senatore - e pareva tutto chiuso lì. Invece il giorno dopo mi ha invitato a Maranello. Mi hanno fatto accomodare in un ufficio dove mi è stato chiesto perché volevo pubblicare questa storia. Chiedevo di sapere cosa rispondeva Montezemolo. Mio hanno detto di nuovo che non erano interessati e di fare attenzione».
Nei giorni seguenti, arriva un altro incontro dettato, da quanto si è capito, dalla curiosità della Ferrari di capire perché quella notizia dovesse essere pubblicata.
IL RACCONTO «Poi fecero le loro ricerche - spiega Senatore - mi chiesero se si poteva fare qualcosa. Dissi che mi serviva la pubblicità. Li misi in contato con l’agenzia con la quale non avevo però ancora formalizzato i rapporti. Il funzionario della Ferrari con il quale discutevo voleva dare i soldi per acquistare spazi pubblicitari e per questo gli diedi il mio codice Iban». A questo punto, il racconto dell'imputato si è fatto confuso. Ha riferito che per la pubblicità che la Ferrari avrebbe fatto sul suo futuro giornale si sarebbe parlato di 180mila euro e parallelamente che si chiedeva di non far uscire la notizia. «Ma io - ha ribadito Senatore - non ho mai detto che la notizia non sarebbe uscita». Ieri il giudice ha concluso l'udienza rinviandola a febbraio con l'ascolto di nuovi testimoni: la donna che ha rivelato la notizia e il fratello nonché il responsabile dell'agenzia pubblicitaria.
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