Gazzetta di Modena

Modena

Medici al lavoro per ospedali in Etiopia

Laura Solieri
Medici al lavoro per ospedali in Etiopia

Stefania Vecchi, Anna Mc Allister e Angela Menegon sono andate in un centro delle suore di santa Francesca Cabrini

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MODENA. Cittadini solidali senza confini, come Stefania e Angela, di ritorno da un viaggio in Etiopia, precisamente a Dubbo, dove l'associazione Moxa (Modena per gli altri) sostiene un progetto presso l'ospedale del luogo.

«Da molto tempo desideravo fare un'esperienza in Etiopia con Moxa e l'occasione giusta si è presentata lo scorso agosto con l'opportunità di partire insieme alla dottoressa Stefania Vecchi e ad Anna Mc Allister, studentessa di medicina, per collaborare per una decina di giorni con i medici dell'ospedale di Dubbo, gestito dalle suore dell'ordine di Santa Francesca Cabrini - racconta Angela Menegon, medico anestesista rianimatore, oggi in pensione - Per me era la prima volta e in realtà non era stata richiesta la presenza di un anestesista per cui io sono partita più che altro per soddisfare la mia necessità di conoscere altre persone ed altri modi di lavorare:

Questo non mi ha comunque impedito di rendermi utile dando consigli pratici sull'uso dei respiratori e insegnando tecniche di anestesia regionale al tecnico di anestesia presente in ospedale. Soprattutto frequentando l'ospedale, abbiamo avuto modo di individuare alcune necessità che potrebbero anche dare vita ad un progetto di continuità nella collaborazione di Moxa con l'ospedale di Dubbo».

Il Saint Mary Small General Hospital sorge nel sud dell'Etiopia, a circa 400 Km da Addis Abeba, in località Dubbo, una vasta area rurale, con profonde radici culturali fra la popolazione Wolayta che vive in questa regione. Il Saint Mary Hospital è un esempio di assistenza sanitaria, limitata ma qualificata.

È un paese in via di sviluppo a cui il supporto fornito dall'Italia consente di affrontare le sfide organizzative ed economiche quotidiane.

«L'Etiopia è un paese che ti apre mente e cuore per un'esperienza assolutamente arricchente, fatta di incontri con una popolazione riconoscente. Tutto questo ti aiuta davvero a relativizzare tante cose della vita - racconta Stefania Vecchi, ginecologa, vicepresidente di Moxa, che in questo viaggio, non il primo per lei in Etiopia, è andata a sostituire colleghi andati in ferie - La sensazione di sentirsi utili è la parte più bella di questo tipo viaggio. La parte negativa è che si torna a casa con un senso di inadeguatezza, più che personale, ideale, di impotenza globale.

C'è un enorme lavoro da fare, prima di tutto sulla cultura, per far sì che l'esperienza sia efficace per tutti. C'è una marea di gente interessata ad intraprenderla ed è bene ricordare alcune regole fondamentali.

La prima fra tutte è quella di non nuocere. Bisogna tenere conto del contesto in cui si porta il proprio contributo, cercando di inserirsi in un percorso ben strutturato perché se non si è organizzati con percorsi fatti in un certo modo non ha senso partire per brevi periodi. Non c'è nessun eroismo ad andare là: il vero eroismo, la versa scommessa, è sapere accogliere queste persone qua».

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