Razzie in dodici chiese: due a processo
Imputato per i furti un 51enne di Montefiorino, reggiano vuole patteggiare per ricettazione
MONTEFIORINO. Un processo con rito abbreviato (quindi con riduzione di un terzo della pena) per furto aggravato e continuato, una richiesta di patteggiamento e uno stralcio. Si è conclusa così ieri l’udienza preliminare davanti al giudice Paola Losavio per i tre imputati accusati di sedici furti nelle chiese di montagna e la ricettazione delle opere d’arte saccheggiate.
Accusato di aver compiuto materialmente i furti è Giordano Magnoni, 51enne di Montefiorino, arrestato dai carabinieri dell’Appennino modenese e quelli del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico di Bologna che lo hanno poi portato in carcere a Sant’Anna in custodia cautelare, come disposto dal giudice. È accusato di aver razziato le chiese trasportando la refurtiva (oggetti e mobili) sul mezzo di un’associazione di volontariato di Montefiorino. Per lui, difeso dall’avvocato Pier Francesco Rossi, è stato fissato un processo con rito abbreviato per il 20 ottobre. Richiesta di patteggiamento per il commerciante di usato e antiquariato di Rubiera, 59 anni. È accusato di aver ricettato numerose opere rubate nelle chiese: i carabinieri le hanno trovate nel suo negozio, pronte per essere vendute. Anche la sua posizione sarà trattata nell’udienza del 20 ottobre. Lo difende l’avvocato Alessandro Rossi.
Infine S.D.A., modenese, 63enne, collezionista di oggetti antichi: la sa sua posizione sarà trattata in altro momento. Accusato di ricettazione, lo difende l’avvocato Luca Brezigar. I tre sono accusati di aver compiuto ben sedici furti in dodici chiese e oratori dell’Appennino modenese più un furto in chiesa a Quattro Castella, nel Reggiano.
I carabinieri della Tutela Patrimonio Artistico, che a Modena erano già impegnati sia per una serie di precedenti furti in chiesa che per il clamoroso colpo del Guercino in San Vicenzo, hanno tirato le fila di questa indagine collaterale in febbraio annunciano che Il 90% delle opere d'arte trafugate dalle chiese dell'Appennino, per un valore di circa 70mila euro, è stato ritrovato, a seguito di una maxi indagine sui casi che avevano fatto scalpore l'estate scorsa. L’arresto dei tre (uno in cella, gli altri ai domiciliari) è arrivatato dopo gli arresti del settembre 2014: allora finirono in cella Salvatore Rizzo e Prospero Campagna, entrambi catanesi. (c.g.)
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