Crocetti a Maranello ospite a Poesia Festival: la mia missione infondere amore per la poesia
«Tante volte - spiega l’editore che sarà domenica 27 settembre a Maranello - è relegata al ruolo di “cenerentola mediatica” Il potere non se ne interessa perché spesso è rappresentato da persone incolte»
MARANELLO. Un vero paladino della poesia è Nicola Crocetti con la sua casa editrice che ha pubblicato 3.300 poeti e più di 35.000 poesie. Crocetti è grecista, traduttore e giornalista. Sarà domenica, alle 15.30, alla Biblioteca Mabic di Maranello dove dialogherà con Bertoni e Galaverni. «La mia - dice - è solo una delle numerose piccole case editrici che si dedicano alla poesia. Credo che quasi tutte siano mosse da passione, e che, insieme, colmino il vuoto editoriale - se non il disinteresse - delle grosse case editrici nei confronti della poesia».
Si può considerare l'erede di Guanda che rivolse molta attenzione alla poesia anche straniera?
«Non mi considero l’erede di Guanda o di qualcun altro. Guanda ha cominciato a pubblicare poesia, meritoriamente, in un’epoca in cui non lo faceva quasi nessuno, e i poeti non erano poi molti. Oggi i poeti sono legioni, e gli editori di poesia numerosi, come dimostra il fatto che in Italia si pubblicano tre o quattromila libri di poesia l'anno».
Il suo interesse per la poesia greca è determinato solo dal fatto che Lei è nato a Patrasso, in Grecia?
«Il mio interesse per la poesia greca è un pedaggio pagato alle mie origini. Il greco è la mia lingua madre, la più antica parlata nel mondo, una lingua bellissima che ha prodotto poesie meravigliose e quasi del tutto sconosciute in Italia. Mi sembra ci siano dei buoni motivi per farla conoscere».
È difficile mantenere in vita una rivista di poesia, come la sua “Poesia”, visto che tante hanno chiuso o stanno per terminare l'avventura?
«Non è certo facile. Anche considerato che la mia casa editrice non ha mai goduto dei cospicui finanziamenti di cui, a pioggia, hanno beneficiato quasi tutte le altre».
Quali sogni ha coltivato facendo questo “mestiere”?
«Trasmettere interesse o passione per la poesia».
Crede che in Italia sia relegata al ruolo di cenerentola?
«La poesia è relegata al ruolo di cenerentola editoriale, ma soprattutto mediatica: perché non dà potere. Il “potere” se ne disinteressa, perché quasi sempre è rappresentato da persone incolte. Quei pochi che invece la conoscono, forse la temono, perché sanno che denuncia i loro difetti, oltre alla vanità del loro potere. Credo che al contrario esista un interesse diffuso per la poesia, come dimostra l'altissimo numero di pagine che vengono evidenziate da qualsiasi ricerca su uno dei vari motori di internet. Digitando la parola “poesia” su Google escono quasi 60 milioni di pagine. Se non è un fenomeno di massa questo… Il problema, semmai, anzi l'equivoco diffuso, è che l'interesse per la poesia debba passare per la scrittura anziché per la lettura. Milioni di persone scrivono versi, poche migliaia li leggono».
Molti quelli che si considerano poeti? Qual è il suo metodo di selezione?
«Quelli che scrivono versi forse sono troppi: molti milioni nel mondo, centinaia di migliaia in Italia. La selezione non è mai facile, perché se i poeti “grandi” sono pochi, quelli “bravi” sono molti. Io faccio appello alla mia non trascurabile esperienza, ma non sono immune da errori».
Perché Crocetti editore ha cambiato nome nel 2009, diventando Fondazione Poesia Onlus?
«È stata un'iniziativa del mio commercialista, il quale mi ha detto: “Visto che la sua è un’impresa non profit de facto, la trasformi in impresa non profit de iure. Almeno la smette di pagare tasse su profitti che non ha».
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