«Ex Barbieri, lo ski college avrebbe salvato il liceo»
Pievepelago. Giulio Campani della Fisi: «Se ci fosse stato l’ok per partire la scuola sarebbe diventata punto di riferimento a livello regionale»
PIEVEPELAGO. Lo Ski College avrebbe potuto salvare la prima liceo dell'ex Barbieri. È la convinzione di molti a Pievepelago di fronte alla nuova emergenza che coinvolge l'istituto statalizzato nel 2011. L'anno scolastico infatti, per mancanza di iscrizioni, è partito con la sola attivazione dell'indirizzo tecnico commerciale, costringendo i liceali ad andare a Pavullo alla sede madre del Cavazzi-Sorbelli. Un tragitto di 45 minuti, che d'inverno possono diventare più di un'ora; disagi che hanno portato i sindaci di Pieve, Fiumalbo, Riolunato e Lama a scrivere un'accorata lettera all'Ufficio scolastico regionale, a quello provinciale e al preside del Cavazzi-Sorbelli per chiedere l'attivazione di una “classe articolata” che consenta il ritorno dei ragazzi al Barbieri prevedendo nelle materie comuni l'accorpamento con la prima del tecnico. Secondo molti pievaroli, e non solo, l'istituto non si sarebbe mai trovato in questa crisi numerica se fosse partito il progetto di maggiore appeal, seguito da Giulio Campani che, oltre ad essere presidente regionale Fisi – Comitato Appennino Emiliano, è anche di Riolunato e conosce il territorio. «Pievepelago ha avuto lo Ski College dal 2003 al 2008 – spiega – e i risultati che dava erano straordinari: eravamo partiti con 7 iscrizioni e 5 anni dopo ce n'erano 40. Se fossimo riusciti a fare ripartire il progetto quest'anno, il Barbieri avrebbe avuto la quota per il suo liceo, perché qui sarebbero arrivati studenti anche da fuori regione. I genitori continuano a richiederlo, ci chiamano per sapere quando riparte perché era una realtà che faceva da calamita per tutto l'Appennino settentrionale, permettendo di fare scuola e sport a grandi livelli (abbiamo avuto tre ragazzi nella nazionale di sci alpino e una ragazza nel fondo) grazie a un percorso didattico specifico e la possibilità del convitto». Tuttora esiste una malinconica pagina internet (www.skicollegepieve.altervista.org) che ricorda la gloria di quegli anni. «Qui a Pieve - sottolinea - abbiamo attrezzature sportive invidiabili, la vicinanza al Cimone per lo sci alpino e gli impianti di Sant'Annapelago per il fondo: se ci fosse la volontà potremmo partire domani, portando anche indotto turistico al territorio». Già un anno fa lo Ski College era stato chiesto all'Ufficio scolastico provinciale dalla consigliera e docente fiumalbina Simonetta Nizzi a nome dei sindaci dell'Alto Appennino. La dirigente Silvia Menabue fu disponibile a un incontro l'8 ottobre, anche per parlare della possibilità di cambiare l'indirizzo del liceo scientifico in linguistico o sportivo e del tecnico in turistico. Ma poi il progetto rimase in attesa del via libera regionale. E ora si è aperta la crisi che sta segnando il territorio, spingendo i sindaci a chiedere la classe articolata. «Non ci si può basare solo sulla logica dei numeri guardando alla montagna – dice il sindaco di Pieve Corrado Ferroni – bisogna tener conto di tanti altri aspetti e in primis dell'esigenza di evitare lo spopolamento». Che è una prospettiva concreta: «Io ho quattro figli – nota Maurizio Nardini, gestore del ristorante hotel “Il Laghetto” di Fiumalbo - di cui uno incappato in questa prima liceo a Pavullo, troppo difficile da gestire: dobbiamo partire da casa alle 6 per arrivare alla fermata, tra mattina e sera il ragazzo perde 4 ore in spostamenti. E quando arriverà la neve? Se non ci sono certezze sul Barbieri, bisogna pensare di andare via da qui». «È fondamentale mantenere un istituto superiore a pieno regime se si vuole dare un futuro al territorio – rimarca Germano Manfredini, segretario Lapam di Pieve – eppure non sembra esserci ascolto. Si parla tanto di sussidiarietà e di fusioni, poi ci troviamo di fronte a lotte per i servizi fra un Comune e l'altro».
Daniele Montanari
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
