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Chioschi: il processo slitta alla prossima primavera

di Carlo Gregori
Chioschi: il processo slitta alla prossima primavera

Udienza fissata troppo presto: le notifiche non sono arrivate a tre degli imputati Il giudice rinvia a fine marzo: i quattro cantieri resteranno così per tutto l’inverno

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Aperto e subito rinviato alla prossima primavera il processo per i chioschi del Parco della Rimembranza. Ieri mattina il giudice monocratico Barbara Malvasi ha preso atto di un inghippo burocratico paradossale in un Paese come l’Italia, famoso per la giustizia lenta: il processo era stato fissato troppo presto rispetto alla spedizione delle notifiche agli imputati... Così si è scoperto che tre dei sei imputati non le hanno ancora ricevute, nonostante il processo fosse fissato dalla fine della scorsa primavera. Così il giudice non ha potuto fare altro che rinviare l’udienza al 24 marzo. Quindi, fino ala prossima primavera i chioschi resteranno a languire sotto il maltempo, recintati, con i sigilli giudiziari, in attesa di compiere il secondo compleanno sotto sequestro preventivo.

La prossima udienza, poi, sarà di smistamento: il giudice fisserà il calendario delle udienze facendo slittare l’istruttoria. Ma in quell’occasione verrà anche proposta la costituzione delle parti civili di Italia Nostra e del Comitato per la tutela del parco, le due associazioni che hanno scoperchiato questo “vaso di Pandora”. I chioschi resteranno così sotto sequestro per un periodo per ora indefinibile: potrebbero occorrere anche anni e anni...

Ricapitolando le accuse, per Giovanni Villanti, dirigente comunale in pensione, a capo dell’Urbanistica, e per Marco Stancari, suo successore, attualmente dirigente in carica, l’accusa è di avere agito in concorso per la violazione dell’articolo 44 del decreto 380 del 2001. Le posizioni sono diverse per i due: il primo per aver avallato il Piano di riqualificazione del centro che comprendeva la costruzione dei chioschi nel parco; il secondo per aver rilasciato i permessi. C’è poi un’imputazione che riguarda tutti e sei, incluse Paola Grifoni, Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Bologna, Reggio e Modena, e Graziella Polidori, in qualità di funzionario istruttore e responsabile del procedimento presso la stessa Soprintendenza, è di «avere agito in concorso, destinando il Parco tutelato ad un uso incompatibile con la qualificazione, il carattere, la vocazione storico culturale che lo contraddistingue, nonchè ad un uso pregiudizievole per la sua conservazione e la sua integrità».

Oltre ai dirigenti e alle soprintendenti, per questo reato sono imputati due ex assessori. Daniele Sitta, 60 anni, nella qualità di assessore all’Urbanistica prima e assessore alle Politiche economiche poi con deleghe tra l’altro alla programmazione e gestione del territorio e al Centro storico, e Stefano Prampolini, 54 anni, allora assessore alle Politiche economiche al Centro storico.

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