Gazzetta di Modena

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Castelvetro, Legacoop mette in liquidazione Open.co

di Felicia Buonomo
Castelvetro, Legacoop mette in liquidazione Open.co

L’ad Sitta: «Passaggio necessario per creare la newco regionale». Nominato commissario il modenese Trombone

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CASTELVETRO. Tre giorni fa il ministero dello Sviluppo Economico ha decretato la messa in liquidazione coatta amministrativa di Open.Co, società ora destinata alla chiusura ad appena un anno dall’annuncio della sua nascita. Questo passaggio sarebbe parte integrante del piano di futura aggregazione con la Lavoratori in Legno di Ferrara, orchestrato da Legacoop e Regione per tentare di salvare il comparto industriale legato alla produzione di porte e finestre. Open.Co è l’azienda dentro la quale sono confluiti 430 addetti, oltre 300 dall’ex Cormo di San Martino in Rio e i restanti dalla Coop Legno di Castelvetro. Visto il decreto, è destinata a chiudere i battenti nel giro di poche settimane. Ma questo solo dal punto di vista societario, secondo quanto richiesto dalla stessa Legacoop al ministero, che ha presentato l’istanza di liquidazione indicando una terna di nomi per il commissario che dovrà gestire la procedura coatta amministrativa (Lca). Ad essere nominato dal ministero è stato un uomo di fiducia del sistema cooperativo, il modenese Domenico Livio Trombone, già presidente del collegio sindacale del colosso assicurativo Unipol.

La carta della liquidazione ministeriale scelta dalla cooperazione ha fatto storcere il naso ad alcuni sindacalisti, usciti due settimane fa dall’incontro in Regione che riguardava il Piano di ulteriore aggregazione tra Open.Co e Lavoranti in legno. Un incontro convocato dall’assessore regionale alle attività produttive Palma Costi, al quale erano presenti i rappresentanti delle istituzioni locali di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. In quell’occasione era stato presentato il Piano di riorganizzazione direttamente da Legacoop Emilia-Romagna che prevede il coinvolgimento degli stabilimenti di Open.Co., Lavoranti in legno e in ipotesi di una realtà similare presente a Imola.

«La richiesta da parte di Legacoop della Lca era necessaria - avverte Daniele Sitta, amministratore di Open.Co - non c’è spazio per le preoccupazioni, si tratta di un passaggio corretto del quale avevamo già parlato in precedenza. Questo ci permetterà di avere meno vincoli sulla procedura per poter far diventare operativo l’affitto del ramo d’azienda di Open.Co nella nuova società allargata che andremo a costituire». Anche per Sitta, però, non è chiaro ancora se i dipendenti di Open.Co dovranno essere licenziati, in che modo e in che numero, o se potranno passare direttamente nella nuova società. Un nodo cruciale per quanto concerne l’impatto sociale dell’operazione di salvataggio, che potrà raggiungere l’obiettivo se ripartirà da un organico unitario sicuramente ridotto rispetto a quello attuale.

«Questo sarà il grande tema di confronto con il sindacato - dice Sitta - Dovremo tutti lavorare con impegno e grande buon senso per trovare le soluzioni migliori. La nuova azienda deve nascere senza ravvisare difficoltà. Ma assicureremo massima salvaguardia ai lavoratori tramite gli ammortizzatori sociali. Grazie alla Regione verranno poi attivate iniziative con finanziamenti ad hoc anche per la formazione, la creazione di startup e di percorsi di reinserimento».

Ad oggi al lavoro in Open.Co ci sono poco più di 200 addetti: circa il 50% della pianta organica è a casa in cassa integrazione e con il fiato sospeso. La liquidazione coatta è uno strumento che non interrompe gli effetti del concordato ma toglie la procedura dalle mani del tribunale. Il sistema cooperativo annuncia lo slittamento della riunione prevista il 29 settembre con i sindacati.

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