«Il Jobs Act? I costi dei cassintegrati sono quadruplicati»
I consulenti del lavoro: «Prima un’impresa pagava 50 euro ora diventano 200 per ogni addetto e molti chiuderanno»
La riforma degli ammortizzatori sociali contenuta nel Jobs Act mette a rischio la continuità delle aziende. Parola dei consulenti del lavoro di Modena che ieri hanno animato il dibattito sulla nuova normativa sul lavoro in un convegno che ha chiamato a raccolta numerosi esperti della materia, per fare chiarezza sulle novità normative e le sue implicazioni.
«Abbiamo seguito fin dall’inizio – afferma Roberta Sighinolfi, presidente dell’ordine dei consulenti del lavoro di Modena – i lavori che hanno portato alla nuova normativa sul lavoro approvata dal Governo Renzi e oggi che sono usciti i decreti attuativi ci rendiamo conto che esistono delle criticità». Tra queste le complicazioni sorte per rassegnare le dimissioni che, in molti casi, potranno essere presentate solo attivando una procedura on line e coinvolgendo anche la Direzione territoriale del lavoro. Ma c’è un’altra criticità, che spaventa ancora maggiormente, quella relativa alla nuova normativa sugli ammortizzatori sociali. «L’accesso alla cassa integrazione – aggiunge la Sighinolfi – sarà molto più oneroso per le imprese. E lo diciamo sulla base di calcoli che abbiamo effettuato. Con la vecchia normativa un lavoratori in cassa integrazione costerà 50 euro al mese, con la nuova legge per accedere all’ammortizzatore sociale il datore di lavoro dovrà spendere circa 200 euro, quindi quattro volte tanto. Questo significa che le aziende realmente in difficoltà e che quindi hanno necessità di accedere allo strumento, molto probabilmente faranno scelte diverse, magari optando per la chiusura dell’attività». Più cauto il giudizio della presidente del consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, Marina Calderone, convinta che la prova del nove, per valutare gli effetti della normativa alla luce degli ultimi decreti, sarà la fine dell’anno. Il 31 dicembre scadranno gli incentivi previsti (non dal Jobs Act), ma dalla legge di Stabilità. «Al governo – afferma la Calderone – chiediamo di prevedere una riduzione strutturale del costo del lavoro a tempo indeterminato, l’unico modo per far transitare i contratti a tempo determinato verso la stabilizzazione. In Italia il costo del lavoro è altissimo, uno dei Paesi in Europa con il maggiore differenziale tra ciò che percepisce il lavoratore e ciò che paga il datore di lavoro. Se in busta paga il lavoratore percepisce mille euro, il datore di lavoro ne avrà pagati 2.400. E non sono vantaggi per il lavoratore, solo tasse e contributi da pagare».
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