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Modena, marche da bollo falsificate, indagati cinque avvocati

Modena, marche da bollo falsificate, indagati cinque avvocati

Perquisizioni della procura dopo l’arresto dell’assistente giudiziario del tribunale Bloccato dalla Finanza con 5mila euro. I clienti potranno denunciare i loro legali

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MODENA. Un’operazione lampo, coordinata dal pm Marco Imperato e portata a termine dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza a cui hanno dato assistenza i carabinieri della polizia giudiziaria della procura. È durata appena tre mesi e alla fine ha permesso di arrestare un assistente giudiziario del tribunale con l’accusa di ricettazione, di denunciare la moglie e di indagare un pregiudicato campano, autore materiale dell’alterazione di valori bollati. Ma soprattutto nell’inchiesta sono finiti anche cinque studi legali che si occupano di diritto civile e penale. Almeno cinque avvocati sono ora indagati per ricettazione in quanto acquirenti di marche da bollo taroccate; i loro clienti potranno anche denunciarli - appena saranno informati (spetterà a loro rifondere lo Stato per la differenza tra i valori autentici e quelli falsi?) - per truffa.

Ma come funzionava il sistema? Lo hanno ripercorso il procuratore capo Lucia Musti, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, Pasquale Russo e il colonnello Rotella, che si è occupato delle indagini.

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Tutto parte nel settembre 2013 quando prende forma il sospetto che in tribunale girino valori bollati contraffatti, necessari ad affrancare i documenti delle cause. Poco prima dell’estate, quando gli Uffici amministrativi procedono ad una serie di controlli “a campione” sulle marche da bollo apposte sugli atti giudiziari depositati presso le Cancellerie, viene accertata l’irregolarità di alcune di esse. Attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, il meccanismo prende forma. L’assistente giudiziario, in servizio presso la ricezione atti, vende le marche a compiacenti avvocati, che grazie all’uso dei falsi possono così contare su sensibili risparmi delle spese, probabilmente ribaltando sul cliente il costo reale del valore bollato che avrebbero dovuto acquistare.

Ma le Fiamme Gialle hanno voluto fare anche di più, ossia risalire al grossista e così giovedì è scattato il blitz. Intercettando la telefonata di un avvocato che chiedeva marche fasulle, gli inquirenti hanno pedinato l’assistente del tribunale fino ad arrivare alla casa del rivenditore, un campano con precedenti per associazione a delinquere, truffa e ricettazione. L’uomo, accompagnato dalla moglie, è salito nell’appartamento dove c’è stato lo scambio e una volta tornato in strada è stato fermato: addosso aveva ancora valori bollati appena modificati - come testimoniava l’inchiostro sbavato - oltre ad altri pronti all’uso per un valore complessivo di 5mila euro. Marche che il campano comprava a 0,20 centesimi in tabaccheria e che poi, grazie all’uso di tre computer ed una stampante laser - sequestrati nella sua abitazione insieme ad altri 30 valori bollati - modificava per immetterle sul mercato clandestino. (f.d.)

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