Solo 12 impianti del Comune su 64 hanno defibrillatori
Quando accadono tragedie come quella di Baggiovara tornano di attualità le misure di sicurezza presenti negli impianti sportivi. Proprio dal 1 gennaio, infatti, entrerà in vigore una legge ancora non...
Quando accadono tragedie come quella di Baggiovara tornano di attualità le misure di sicurezza presenti negli impianti sportivi. Proprio dal 1 gennaio, infatti, entrerà in vigore una legge ancora non chiara che tradurrà in obbligo la presenza del defibrillatore, con responsabilità per le società che gestiscono gli impianti, per i proprietari degli impianti e anche per chi andrà in campo. Un vero caos legislativo davvero di difficile comprensione. E allora viene da chiedersi come si sta attrezzando il Comune di Modena di fronte a questa novità che rischia di paralizzare lo sport locale. Perchè il problema non è tanto la presenza del defibrillatore, ma piuttosto questo va saputo utilizzare da persone che ovviamente devono sempre essere presenti quando l’impianto è aperto.
Ad oggi sono dodici gli impianti sportivi modenesi dotati di defibrillatore, su un totale di 64 strutture comprendendo anche le sei palestre della Provincia. Altre sei installazioni sono in programma nelle prossime settimane.
Nel programma avviato negli anni scorsi con il coordinamento dell'assessorato allo Sport del Comune si è scelto di partire dotando per primi gli impianti maggiori e più frequentati: stadio Braglia; PalaPanini; piscina Dogali; piscina Pergolesi; Campo di atletica leggera/palestra indoor; stadio del rugby di Collegarola; Palamolza; Palanderlini. Il defibrillatore è inoltre presente nelle palestre comunali Marconi e Villanova; nella palestra del Selmi, in uso alla Provincia; nel campo da calcio comunale Canevazzi (in via Quattro Ville) e uno è stato donato al liceo Wiligelmo.
«I prossimi sei impianti sono in corso di individuazione - spiega il Comune - nell’ambito del percorso di formazione degli operatori delle società sportive. Dotarsi di defibrillatore, infatti, è un compito che per legge spetta alle società sportive che gestiscono gli impianti e che sono tenute ad adeguarsi entro gennaio 2016. L'elenco è quindi in continuo aggiornamento perché le società man mano stanno provvedendo».
Si sta cercando, insomma, di dare un ordine logico, anche se non è sempre facile: «L’assessorato al Welfare e alle Politiche sociali sta seguendo, in collaborazione con gli Amici del cuore, un progetto di donazioni di defibrillatori da parte di enti benefici, prevedendo anche un ordine di assegnazione che privilegia gli impianti più grandi e quelli più lontani dalle strutture di soccorso. Nell'ambito del progetto è prevista anche l'attività di formazione dei dirigenti sportivi e scolastici che dovranno utilizzare lo strumento».
Per tenere alta l’attenzione sull'importanza di questi strumenti e delle azioni di primo soccorso da mettere in atto per evitare o limitare i rischi per la salute connessi all'arresto cardiaco, si svolgerà anche quest'anno “Viva. Mani per la vita”, la manifestazione, giunta alla terza edizione, è in programma in piazza Matteotti dal 15 al 17 ottobre ed è dedicata all'intervento di rianimazione cardiopolmonare e all'uso del defibrillatore. L'iniziativa è promossa dalle associazioni Amici del Cuore e Conacuore, patrocinata da numerosi enti e associazioni, tra cui il Comune di Modena, l'Ausl e il Policlinico.
Iniziative, comunque, che non bastano a chiarire quanto dice la Legge: il Comune può scaricare tutto sulle società che gestiscono impianti di proprietà dell’amministrazione? E come ci si deve comportare in quegli impianti dove la gestione è in mano a gruppi non organizzati? E quando ci sono più società ad insistere sullo stesso impianto? Sono tutti interrogativi di non facile soluzione e da chiarire da qui al 1 gennaio. Perché se il fine è meritorio, bisogna cercare di non rimanere imbrigliati nella burocrazia facendo sì che il provvedimento sia efficace e di agevole applicazione. Al momento non è così, e non è con un semplice corso che si risolve il problema.
Ìntanto è stata chiesta una norma che escluda responsabilità legali quando si presti soccorso anche senza specifica formazione con il defibrillatore: perché l’apparecchio è sicuro e guida il soccorritore. Si chiama “legge del Buon Samaritano” e potrebbe contribuire a colmare la distanza abissale tra il 2-3% della media nazionale di quanti sopravvivono a un attacco cardiaco e il 36% di sopravvivenza registrata nei luoghi dove invece sia presente una rete di defibrillatori accessibili ad ogni cittadino. Se applicata, questa legge consentirebbe a chiunque di poter utilizzare un defibrillatore automatico o semiautomatico esterno in caso di necessità senza temere conseguenze legali di tipo civile o penale.
Davide Berti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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